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Fiume Sarno ed inquinamento, ora sindaci ed Istituzioni non avranno più scuse?

La chiusura forzata imposta dal Coronavirus ha dimostrato che Il fiume può tornare pulito, ora tutti devono compiere il proprio dovere

Il fiume Sarno è tornato ad essere sporco  e maleodorante: sono bastati pochi giorni di attività per  cancellare i riverberi positivi che  l’impatto del Coronavirus ha avuto su uno dei fiumi più inquinati d’Europa ed ora, ovviamente, fioccano le polemiche e le accuse. In molti si chiedono  perché la maggior parte degli amministratori locali e dei politici nazionali non si sia  recata  sulle sponde del fiume più vituperato d’Europa subito dopo la riapertura e l’inizio della fase 2; perché la maggior parte dei politici non ha potuto o  voluto vedere le acque limpide e pulite di quel fiume? Perché la maggior parte dei vertici ha deciso di perdersi questo evento unico al quale, probabilmente, nessun under quaranta campano aveva mai assistito?  Perchè i politici, in modo unitario e compatto, non hanno approfittato di questa occasione per lanciare in modo chiaro e definitivo  una sfida a chi inquina? Purtroppo non sappiamo per quale motivo la maggior parte di queste persone  abbia deciso di non recarsi sulle sponde del fiume Sarno per constatare il cambiamento epocale  generato da appena due mesi di parziale chiusura forzata (è bene ricordare che la chiusura delle attività è stata soltanto parziale ed alcune aziende hanno continuato a produrre e lavorare): qualcuno dirà di essere stato impegnato in attività di ‘’governo’’, qualche altro farà riferimento alla fase di emergenza ed alle sue imposizioni, altri ancora parleranno di impegni inderogabili e di tavoli istituzionali,ma alla fine, ciò che resta è l’assenza. Non sappiamo se con la loro presenza sarebbe cambiato qualcosa e non sappiamo neanche se  il fiume tornerà ad essere limpido; ciò che sappiamo e ciò che ci resta  è l’amarezza ed il senso di impotenza , la nauseabonda percezione di   aver perso l’ennesima occasione.

Inquinamento, sversamenti ed aria irrespirabile: tutto è tornato come prima

il blocco forzato legato al CoronaVirus, ha dimostrato che basterebbe poco per far tornare l’aria ed i fiumi puliti, ora tocca alle Istituzioni

La chiusura forzata e la conseguente quarantena generata dall’emergenza Coronavirus, oltre a far emergere le criticità del nostro sistema ha evidenziato quanto i problemi legati all’inquinamento del territorio siano di natura antropica, dipendano cioè dalle attività umane, spesso illegali. Sono bastati appena  sessanta giorni di parziale inattività (è bene rammentare che in questo lasso di tempo  non tutte le industrie hanno chiuso ed alcune attività hanno continuato a produrre) per far tornare limpide le acque dei fiumi  e più respirabile l’aria. Nella maggior parte della nostra penisola le acque sono tornate limpide e  dopo anni di inquinamento selvaggio si sono riviste scene che difficilmente si potranno dimenticare (le foto ed i video dei  canali di Venezia con  meduse e  pesci che hanno ripopolato i fondali, hanno fatto il giro del mondo facendo scoprire una realtà sconosciuta non solo ai turisti ma  anche alla maggior parte dei veneziani, soprattutto tra gli under quaranta);  persino uno dei fiumi più inquinati d’Europa,il famigerato fiume Sarno, è tornato limpido mettendo in imbarazzo molti amministratori locali.

Anche in Campania l’aria è tornata irrespirabile

Questo dimostra  che nonostante le tante promesse elettorali e  le numerose parole versate, molte aziende riescono ancora ad eludere i controlli,se e quando vengono effettuati,  continuando ad avvelenare terre ed acque. Ovviamente molti imprenditori e politici, fortunatamente,  hanno compreso l’importanza di tutelare la natura,  ma  la chiusura forzata delle attività ed il conseguente miglioramento dell’ambiente circostante ha evidenziato in modo inequivocabile quante pecche ci siano e quanto carente sia il nostro sistema (ripetiamo, sono bastati appena due mesi di parziale inattività per riscontrare  i primi riverberi positivi sull’ecosistema). E’ vero che la situazione rispetto al passato, è parzialmente  migliorata ed i controlli sono aumentati ma in molti dei territori interessati,soprattutto quelli che costeggiano il vituperato ed abbandonato fiume Sarno,   la gente continua ad ammalarsi anche a causa degli scarichi illegali e dell’inquinamento generato da chi non rispetta le leggi. Durante le campagne elettorale, che si tratti di elezioni comunali e regionali o di elezioni nazionali ed europee, tutti i candidati promettono di mettere al primo posto l’ambiente e la salubrità del territorio, ma puntualmente,dopo le elezioni, molte di queste promesse vengono dimenticate  o messe in secondo piano; a settembre, in Campania, ci saranno le elezioni regionali e sicuramente uno dei temi principali di cui parleranno i candidati, sarà l’inquinamento del Sarno  e la salubrità dei territori,ma le parole, almeno questa volta,  non potranno e non dovranno più bastare.    

Economia, politica e lavoro, come il virus potrebbe annientare la Campania e la sua classe dirigente

Il coronavirus ha acuito la crisi economica e sociale della Campania, se non si prenderanno i giusti provvedimenti la situazione potrà diventare drammatica

Le Istituzioni, soprattutto durante periodi di forte crisi, devono preservare e difendere le loro eccellenze (industriali,turistiche,culturali,professionali),per tutelare il futuro occupazionale e sociale del loro territorio: Salvaguardare  i ‘’gioielli di famiglia’’,quelli veri e non i carrozzoni vuoti come si è fatto in passato, rappresenta il primo passo  che i governanti dovrebbero compiere per tutelare lo status quo e lanciare una serie di messaggi,  sia agli attori direttamente coinvolti  (operai, imprenditori,cittadini che direttamente o indirettamente lavorano e vivono di queste eccellenze), sia agli  altri soggetti (cittadini impauriti che vanno  rinfrancati e tranquillizzati, ma anche investitori stranieri  interessati  a sfruttare il momento di crisi per tornaconti personali),dando un segnale  chiaro sulle volontà, sulle priorità   e sui piani strategici che si stanno mettendo in atto per uscire dalla crisi. Vista la situazione drammatica che  si prefigura all’orizzonte, legata al Corona Virus ed alle sue conseguenze, gli assessori della giunta De Luca, i sindaci del territorio, ma anche gli imprenditori e gli esponenti dei cosiddetti apparati intermedi,  dovrebbero sedersi ad un tavolo con l’obiettivo di creare un sistema in grado di affrontare la crisi impegnandosi  per: individuare priorità ed eccellenze  da difendere; organizzare ‘’tavoli programmatici’’ con lo scopo di fare squadra  sviluppando  progetti concreti che tutelino le eccellenze territoriali; analizzare in modo oggettivo il territorio con le sue peculiarità comprendendo i punti di forza e di debolezza del sistema,allargando  la platea degli ‘’invitati’’ agli esperti (reali e non fantomatici) dei singoli settori di riferimento.

E’ in gioco il futuro della regione e dei suoi cittadini, ora è arrivato il momento di fare squadra nel vero senso della parola

Sono trascorse molte settimane dalla tanto agognata riapertura  ma, al momento, non si intravedono grandi piani all’orizzonte e buona parte della vecchia classe dirigente (e non ci riferiamo solo ai politici in carica ma anche alle cosiddette categorie intermedie che sono indispensabili per aiutare un Paese ad uscire dalla crisi) non ha ancora presentato progetti di ampio respiro in grado di traghettare il territorio ed i suoi cittadini, fuori dalle sabbie mobili. In questo momento si deve puntare a salvaguardare il bene collettivo e non solo i singoli interessi (di parte o di categoria), se non si comprende che la situazione e la crisi va affrontata nella sua complessità sarà difficile uscirne ed in tanti subiranno perdite, economiche, ma anche di potere e di prestigio, per questo motivo è diventato fondamentale ”fare squadra”. Se non saranno creati dei piani di sviluppo seri e lungimiranti,  il ‘’castello’’ (politico, economico, industriale, sociale) che è già sgretolato a causa di incuria, scarsa programmazione e cattiva gestione, cadrà definitivamente e questa volta non ci saranno soldi per ricostruirlo e tenere in piedi il sistema.

Cultura,perché il teatro napoletano va sostenuto in questo momento di crisi

il teatro napoletano non può e non deve essere trattato alla stregua di altre attività”pseudo culturali”, ora si devono tutelare le eccellenze vere.

Il teatro napoletano (forse , vista la complessità e l’eterogeneità del sistema teatrale napoletano sarebbe il caso di parlare dei ‘’teatri  napoletani’’)  rappresenta una delle poche eccellenze di cui  il territorio regionale  può ancora vantarsi,non solo dal punto di vista culturale, per questo motivo deve essere sostenuto in modo serio e mirato,soprattutto in questo momento di crisi. Il sistema teatrale napoletano, da quello popolare a quello ‘’alto’’ , era  riuscito  a sopravvivere ai tagli ed alla crisi culturale; ma  lo stallo  generato  dal Coronavirus  potrebbe dare il colpo di grazia  ad un settore  già claudicante che mai come oggi  va sostenuto ed aiutato, in virtù dei numerosi riverberi che produce e che può continuare a produrre. Ovviamente la cultura va sostenuta in tutte le sue forme, ma all’interno di questo settore ci sono delle eccellenze,come il teatro napoletano, che devono ricevere maggiori tutele ed attenzioni rispetto ad altre forme culturali:  Il teatro napoletano va sostenuto perché rappresenta un patrimonio culturale (architettonico, letterario,artistico) secolare che il mondo ci invidia; il teatro napoletano, va difeso perché  dietro ogni opera ci sono artigiani (nel senso più vero e più alto della parola) e  saperi  sui quali costruire le professioni del  futuro;  il teatro napoletano va sostenuto perché con le sue sperimentazioni  incarna  una delle più fervide realtà culturali  dell’intero panorama nazionale; il teatro napoletano va sostenuto per i riverberi sociali che questa forma d’arte ha svolto e continua a svolgere  nel nostro territorio (opportunità  di riscatto e crescita,attività di satira e denuncia sociale, contrasto  alle varie forme di criminalità e devianza,dalla camorra al bullismo,);il teatro napoletano va sostenuto,anche perché, molto più prosaicamente,  genera  un indotto economico che aiuta migliaia di famiglie,cosa che in un territorio martoriato come quello campano, non può passare in secondo piano.

Ora è il momento di tutelare le vere  eccellenze culturali del territorio, i fondi non vanno sprecati

Alcuni passi importanti sono stati fatti, vedi allestimento del Napoli Teatro Festival 2020 e possibili concessioni  sul numero massimo di spettatori paganti, ma vista la complessità, i riverberi  e l’eterogeneità del settore,si deve fare molto di più, magari spostando parte dei fondi destinati ad altre attività ( mega concerti,  attività culturali che di culturale hanno molto poco, installazioni di corni e cornetti napoletani o luci e lucine salernitane, ecc.). Ora è il momento di salvare il salvabile, puntando sulle priorità e sulle eccellenze. Speriamo che il governatore della  regione Campania, De Luca ed i vertici della sua giunta  comprendano che questa forma d’arte    rappresenta un’ eccellenze che le Istituzioni devono sostenere e tutelare in un momento di forte crisi e non può essere trattata alla stregua di altre ‘’forme culturali’’ .

Corona virus ed eventi estivi, cosa succederà a feste, sagre e villaggi della pizza?

Molte attività sono state sospese o posticipate ed i lavoratori iniziano a temere il peggio

Villaggi della pizza, feste di piazza, manifestazioni locali e sagre  (del cinghiale, delle ciliegie, del vino locale e dei vari prodotti tipici), quale sarà il destino di tutte quelle attività che sera dopo sera riempivano il calendario estivo  dei cittadini campani, facendo riscoprire ai numerosi partecipanti le tradizioni enogastronomiche e culturali dei piccoli paesi? Il Coronavirus, metterà la parola fine a questo tipo di attività? Cosa accadrà a tutti i piccoli e grandi eventi che venivano organizzati nei  paesini o nelle piccole città generando l’interesse di migliaia di cittadini?  Al momento  non ci sono grandi novità in merito e gli organizzatori, sempre più in ordine sparso, navigano  a vista  attendendo  lumi  da  Istituzioni ed  esperti. Apparentemente il problema potrebbe apparire di poco conto, soprattutto se si analizza il fenomeno   da un punto di vista meramente  ricreativo e conviviale, ma se prendessimo in considerazione l’indotto ed i riverberi economici legati alle attività estive capiremmo quante famiglie e quanti lavoratori rischiano di impoverirsi  a causa dello stop forzato

Da Napoli a Salerno,passando per Avellino, Benevento e Caserta, la crisi delle feste popolari mette in ginocchio centinaia di lavoratori

Molte aree della Campania hanno incentrato le loro attività estive e parte della loro economia su: manifestazioni religiose,feste di piazza, sagre ed eventi all’aperto (Bracigliano e Siano nel salernitano, Dugenta e zone interne nel Beneventano, l’area di Taurasi nell’avellinese,senza dimenticare l’entroterra casertano e napoletano, famosi per: pasta, panuozzi, pizze e maialino nero)   ma se la situazione di stallo dovesse perdurare, le problematiche, per tutti quei cittadini  che riuscivano a sbarcare il lunario  grazie a queste attività, aumenterebbero notevolmente generando malcontento ed insofferenza.  Al momento è  quasi impossibile poter affermare con esattezza cosa accadrà, nessuno può sapere  se queste iniziative  potranno essere riproposte nel prossimo futuro o  saranno  annullate definitivamente, mettendo in ginocchio un settore sul quale , negli anni, si erano sviluppate una serie di iniziative  di grande impatto soprattutto per quei piccoli territori (parliamo di piccoli paesi con poche migliaia di abitanti o addirittura centinaia) che grazie a questo tipo di manifestazioni erano riuscite a far riscoprire  le proprie bellezze. 

Turismo: ora si rischia di scontare tutti gli errori del passato

Perchè i mali del turismo campano non possono essere attribuiti soltanto al Coronavirus, ma hanno radici più profonde

Il settore turistico è uno dei segmenti più importanti per il PIL della regione Campania:  grazie alle sue bellezze naturali (Capri,Ischia,Costiera Amalfitana,penisola sorrentina,Golfo di Napoli, ecc.),artistiche ed  architettoniche (Reggia di Caserta,scavi di Pompei ed Ercolano, musei, teatri, chiese e  cappelle); la Campania è diventata meta turistica per cittadini italiani e stranieri, ma l’epidemia legata al Corona Virus, potrebbe annientare  un sistema che già prima della pandemia  non spiccava per grande programmazione, progetti lungimiranti e  politiche mirate.  Le colpe della situazione  attuale sono sicuramente da attribuire alla pandemia ma non tutti i mali del turismo campano, e probabilmente italiano, possono essere addossati, come in tanti stanno cercando di fare, forse per ripulirsi la coscienza, al Covid 19.  Il virus è soltanto l’ultima goccia che ha fatto traballare un vaso colmo che  già prima di febbraio 2020 rischiava di rompersi a causa della scarsa programmazione (poca attività di squadra e scarso dialogo tra le parti interessate, mancanza di progetti di ampio respiro che riguardino l’intero territorio regionale  e non la singola città, mancanza di strategie efficaci in grado di veicolare il brand Campania nel migliore dei modi, pochi progetti a livello internazionale) e della poca lungimiranza (formazione del personale, corsi di aggiornamento, rispetto delle normative, scarsa attenzione alle bellezze da preservare e tutelare).

Manca un piano di largo respiro in grado di valorizzare il territorio campano nella sua interezza

In molti attendevano il decreto rilancio con le proposte del ministro Franceschini per trovare qualche forma di ristoro  ma in realtà sembra trattarsi più di pannicelli caldi e gli interessati (imprenditori del settore turistico e ricreativo, lavoratori del comparto alberghiero, manovalanza, dipendenti stagionali) iniziano a temere il peggio, visto che anche dalle Istituzioni locali non arrivano segnali chiari sui progetti ed i piani a lungo termine. Sia dal ministero, sia dai vari assessorati locali giungono proposte ed idee dal profilo basso che mirano ad attenuare i disagi momentaneamente piuttosto che dare un vero e proprio slancio ad un settore che già prima del virus annoverava una serie di problematiche  al quale nessuno ha dato il giusto peso e la giusta importanza. Al momento non si intravedono piani sul lungo termine in grado di attirare frotte di turisti da altre zone d’Italia o dall’estero e chi visita la regione non lo fa perchè spinto dalla grande organizzazione o dalla potenza mediatica del brand Campania, ma semplicemente perchè spinto dalle tradizioni e dalle bellezze (artistiche, culturali, naturali) di un territorio pieno di potenzialità che non viene valorizzato nel modo giusto.  La pandemia ha modificato, probabilmente in modo irreversibile, il nostro modo di vivere le vacanze, l’intrattenimento  e la cultura in genera, se gli interessati, compresi i politici, non  si adegueranno  ai cambiamenti si estingueranno come i dinosauri.