Turismo: ora si rischia di scontare tutti gli errori del passato

Perchè i mali del turismo campano non possono essere attribuiti soltanto al Coronavirus, ma hanno radici più profonde

Il settore turistico è uno dei segmenti più importanti per il PIL della regione Campania:  grazie alle sue bellezze naturali (Capri,Ischia,Costiera Amalfitana,penisola sorrentina,Golfo di Napoli, ecc.),artistiche ed  architettoniche (Reggia di Caserta,scavi di Pompei ed Ercolano, musei, teatri, chiese e  cappelle); la Campania è diventata meta turistica per cittadini italiani e stranieri, ma l’epidemia legata al Corona Virus, potrebbe annientare  un sistema che già prima della pandemia  non spiccava per grande programmazione, progetti lungimiranti e  politiche mirate.  Le colpe della situazione  attuale sono sicuramente da attribuire alla pandemia ma non tutti i mali del turismo campano, e probabilmente italiano, possono essere addossati, come in tanti stanno cercando di fare, forse per ripulirsi la coscienza, al Covid 19.  Il virus è soltanto l’ultima goccia che ha fatto traballare un vaso colmo che  già prima di febbraio 2020 rischiava di rompersi a causa della scarsa programmazione (poca attività di squadra e scarso dialogo tra le parti interessate, mancanza di progetti di ampio respiro che riguardino l’intero territorio regionale  e non la singola città, mancanza di strategie efficaci in grado di veicolare il brand Campania nel migliore dei modi, pochi progetti a livello internazionale) e della poca lungimiranza (formazione del personale, corsi di aggiornamento, rispetto delle normative, scarsa attenzione alle bellezze da preservare e tutelare).

Manca un piano di largo respiro in grado di valorizzare il territorio campano nella sua interezza

In molti attendevano il decreto rilancio con le proposte del ministro Franceschini per trovare qualche forma di ristoro  ma in realtà sembra trattarsi più di pannicelli caldi e gli interessati (imprenditori del settore turistico e ricreativo, lavoratori del comparto alberghiero, manovalanza, dipendenti stagionali) iniziano a temere il peggio, visto che anche dalle Istituzioni locali non arrivano segnali chiari sui progetti ed i piani a lungo termine. Sia dal ministero, sia dai vari assessorati locali giungono proposte ed idee dal profilo basso che mirano ad attenuare i disagi momentaneamente piuttosto che dare un vero e proprio slancio ad un settore che già prima del virus annoverava una serie di problematiche  al quale nessuno ha dato il giusto peso e la giusta importanza. Al momento non si intravedono piani sul lungo termine in grado di attirare frotte di turisti da altre zone d’Italia o dall’estero e chi visita la regione non lo fa perchè spinto dalla grande organizzazione o dalla potenza mediatica del brand Campania, ma semplicemente perchè spinto dalle tradizioni e dalle bellezze (artistiche, culturali, naturali) di un territorio pieno di potenzialità che non viene valorizzato nel modo giusto.  La pandemia ha modificato, probabilmente in modo irreversibile, il nostro modo di vivere le vacanze, l’intrattenimento  e la cultura in genera, se gli interessati, compresi i politici, non  si adegueranno  ai cambiamenti si estingueranno come i dinosauri.