L’estate fetida della Campania tra miglioramenti, speranze e problemi ‘’nauseabondi’’

Cittadini esasperati, miasmi e amarezza: l’estate grama di chi deve convivere con l’inquinamento

L’estate è sinonimo di caldo, colori vivaci e profumi, ma  a volte in molte aree della Campania i profumi si trasformano in miasmi  nauseabondi e l’aria diventa irrespirabile a causa dell’inquinamento generato da industrie fuorilegge e sversamenti illegali.  La popolazione che abita a ridosso delle  aree industriali ed i cittadini che vivono nelle zone bagnate dal famoso  fiume Sarno, convivono da decenni  col cattivo odore  che soprattutto  in questo periodo dell’anno, provoca fastidi, disagi ed in alcuni casi addirittura problemi di salute. Va detto che  la situazione rispetto al passato è nettamente migliorata e le criticità sono diminuite drasticamente ma nonostante i milioni di euro spesi e le promesse fatte, alcuni problemi non hanno trovato la giusta soluzione ( anche a causa della criminalità organizzata e dei clan della camorra che hanno speculato continuamente distruggendo il territorio ); per questo motivo sono nati gruppi ed associazioni di cittadini che, stanchi di interrogativi inevasi e risposte generiche, hanno creato comitati spontanei per far sentire la propria voce. Chi comanda, non  ha compreso fino in fondo la situazione  ed una soluzione definitiva appare lontana, per questo motivo i cittadini hanno deciso di unirsi chiedendo risposte e controlli efficaci.

Dalla terra dei fuochi al fiume Sarno,si moltiplicano i comitati spontanei e le associazioni ambientaliste

Da Napoli a Salerno, passando per Benevento, Avellino e Caserta,in tutte le aree della Campania stanno nascendo comitati spontanei in difesa dei territori, anche se al momento non sono  ben organizzati  e procedono  in ordine sparso. Se riusciranno ad ‘’aprirsi’’, ampliando target, visioni  ed orizzonti, anche  grazie ai nuovi mezzi di comunicazione,  potrebbero dar vita ad una  primavera campana, in grado di ridisegnare, non solo politicamente, l’intero ecosistema regionale. E’ giusto dire, come fanno sempre i politici, che ci sono stati dei miglioramenti rispetto al passato ed i controlli sono aumentati; ma anche se la situazione è migliorata, oramai è chiaro a tutti che tagliare un nastro, installare qualche depuratore e creare fognature (sperando che funzionino)  non è più sufficiente,  tutto ciò  non può bastare a chi vive in queste aree: una mamma ed un padre non possono accontentarsi del minimo, non possono dire ‘’grazie’’ se il problema si presenta solo in alcune giornate dell’anno o in alcune ore della notte; un padre ed una madre devono vivere serenamente  tutti i giorni e non solo quando il vento è a favore.

Inquinamento, sversamenti ed aria irrespirabile: tutto è tornato come prima

il blocco forzato legato al CoronaVirus, ha dimostrato che basterebbe poco per far tornare l’aria ed i fiumi puliti, ora tocca alle Istituzioni

La chiusura forzata e la conseguente quarantena generata dall’emergenza Coronavirus, oltre a far emergere le criticità del nostro sistema ha evidenziato quanto i problemi legati all’inquinamento del territorio siano di natura antropica, dipendano cioè dalle attività umane, spesso illegali. Sono bastati appena  sessanta giorni di parziale inattività (è bene rammentare che in questo lasso di tempo  non tutte le industrie hanno chiuso ed alcune attività hanno continuato a produrre) per far tornare limpide le acque dei fiumi  e più respirabile l’aria. Nella maggior parte della nostra penisola le acque sono tornate limpide e  dopo anni di inquinamento selvaggio si sono riviste scene che difficilmente si potranno dimenticare (le foto ed i video dei  canali di Venezia con  meduse e  pesci che hanno ripopolato i fondali, hanno fatto il giro del mondo facendo scoprire una realtà sconosciuta non solo ai turisti ma  anche alla maggior parte dei veneziani, soprattutto tra gli under quaranta);  persino uno dei fiumi più inquinati d’Europa,il famigerato fiume Sarno, è tornato limpido mettendo in imbarazzo molti amministratori locali.

Anche in Campania l’aria è tornata irrespirabile

Questo dimostra  che nonostante le tante promesse elettorali e  le numerose parole versate, molte aziende riescono ancora ad eludere i controlli,se e quando vengono effettuati,  continuando ad avvelenare terre ed acque. Ovviamente molti imprenditori e politici, fortunatamente,  hanno compreso l’importanza di tutelare la natura,  ma  la chiusura forzata delle attività ed il conseguente miglioramento dell’ambiente circostante ha evidenziato in modo inequivocabile quante pecche ci siano e quanto carente sia il nostro sistema (ripetiamo, sono bastati appena due mesi di parziale inattività per riscontrare  i primi riverberi positivi sull’ecosistema). E’ vero che la situazione rispetto al passato, è parzialmente  migliorata ed i controlli sono aumentati ma in molti dei territori interessati,soprattutto quelli che costeggiano il vituperato ed abbandonato fiume Sarno,   la gente continua ad ammalarsi anche a causa degli scarichi illegali e dell’inquinamento generato da chi non rispetta le leggi. Durante le campagne elettorale, che si tratti di elezioni comunali e regionali o di elezioni nazionali ed europee, tutti i candidati promettono di mettere al primo posto l’ambiente e la salubrità del territorio, ma puntualmente,dopo le elezioni, molte di queste promesse vengono dimenticate  o messe in secondo piano; a settembre, in Campania, ci saranno le elezioni regionali e sicuramente uno dei temi principali di cui parleranno i candidati, sarà l’inquinamento del Sarno  e la salubrità dei territori,ma le parole, almeno questa volta,  non potranno e non dovranno più bastare.