Coronavirus: tra paure, chiusure e scontri. ‘’Fortune’’ e ’’sfortune’’ di De Luca

La seconda ondata del tanto temuto Covid19 è arrivata ed ha palesato i limiti e l’approssimazione della classe dirigente locale e nazionale

La seconda andata del Coronavirus è arrivata anche in Campania (forse, visti i numeri  bassi di marzo, aprile e maggio 2019, si dovrebbe parlare di prima vera ondata) evidenziando la vacuità della classe dirigente (quando parliamo di classe dirigente non ci riferiamo soltanto ai politici regionali o ai sindaci presenti sul territorio, ma a tutti i dirigenti, i manager ed i burocrati super pagati che in questo momento dovrebbero fare la differenza, visto lo stipendio che percepiscono) che, salvo rarissime eccezioni,non ha saputo gestire la pandemia con le sue problematiche. La nuova ondata ha dimostrato che la Campania,  a differenza di quanto affermato a maggio e durante la campagna elettorale di agosto,  non ha la migliore  sanità o il miglior modello assistenziale italiano  e non ha neanche  i migliori politici o  la migliore classe dirigente (ma questo oramai è un problema che accomuna tutta l’Italia). La seconda ondata ha palesato tutti i limiti, le arretratezze e le mancanze di un sistema (politico, sanitario, assistenziale, sociale,culturale) e di una classe dirigente che si è salvato dalla prima ondata pandemica più per coincidenze favorevoli che per  reali meriti o per programmazioni lungimiranti: i numeri  dei contagi, il caos legato ai tamponi, le preoccupazioni per la debolezza del sistema sanitario, le file infinite,le polemiche sui dati, insieme alle tensioni ed agli scontri di piazza, hanno evidenziato quanto i cittadini campani, De Luca e la sua giunta compresi, siano stati fortunati durante i mesi di marzo ed aprile.  E’ chiaro che le colpe dell’attuale situazione non possono essere attribuite soltanto a De Luca ed alla sua giunta, tutti sanno che l’ex sindaco di Salerno ha ereditato problemi atavici generati da nepotismi e clientelismi che, insieme ai tagli alla sanità, hanno messo in ginocchio un sistema già traballante. Nessuna persona sana di mente potrebbe imputare tutte le colpe dell’attuale situazione sociale e sanitaria al presidente De Luca ma  allo stesso tempo non si deve dimenticare che lo sceriffo  è al suo secondo mandato e negli anni scorsi ha fatto ben poco per scardinare il vecchio sistema di potere che ha portato la Campania in queste condizioni.  Per comprendere quanto la vecchia politica, con tutte le sue amicizie influenti e tutti i suoi retaggi, non sia mai andata via da Palazzo Santa Lucia e dalle stanze dei bottoni, sarebbe sufficiente leggere i nomi delle persone che hanno appoggiato  Caldoro, ma soprattutto De Luca (che tutti i sondaggi davano per vincente), durante l’ultima tornata elettorale.