Cultura,perché il teatro napoletano va sostenuto in questo momento di crisi

il teatro napoletano non può e non deve essere trattato alla stregua di altre attività”pseudo culturali”, ora si devono tutelare le eccellenze vere.

Il teatro napoletano (forse , vista la complessità e l’eterogeneità del sistema teatrale napoletano sarebbe il caso di parlare dei ‘’teatri  napoletani’’)  rappresenta una delle poche eccellenze di cui  il territorio regionale  può ancora vantarsi,non solo dal punto di vista culturale, per questo motivo deve essere sostenuto in modo serio e mirato,soprattutto in questo momento di crisi. Il sistema teatrale napoletano, da quello popolare a quello ‘’alto’’ , era  riuscito  a sopravvivere ai tagli ed alla crisi culturale; ma  lo stallo  generato  dal Coronavirus  potrebbe dare il colpo di grazia  ad un settore  già claudicante che mai come oggi  va sostenuto ed aiutato, in virtù dei numerosi riverberi che produce e che può continuare a produrre. Ovviamente la cultura va sostenuta in tutte le sue forme, ma all’interno di questo settore ci sono delle eccellenze,come il teatro napoletano, che devono ricevere maggiori tutele ed attenzioni rispetto ad altre forme culturali:  Il teatro napoletano va sostenuto perché rappresenta un patrimonio culturale (architettonico, letterario,artistico) secolare che il mondo ci invidia; il teatro napoletano, va difeso perché  dietro ogni opera ci sono artigiani (nel senso più vero e più alto della parola) e  saperi  sui quali costruire le professioni del  futuro;  il teatro napoletano va sostenuto perché con le sue sperimentazioni  incarna  una delle più fervide realtà culturali  dell’intero panorama nazionale; il teatro napoletano va sostenuto per i riverberi sociali che questa forma d’arte ha svolto e continua a svolgere  nel nostro territorio (opportunità  di riscatto e crescita,attività di satira e denuncia sociale, contrasto  alle varie forme di criminalità e devianza,dalla camorra al bullismo,);il teatro napoletano va sostenuto,anche perché, molto più prosaicamente,  genera  un indotto economico che aiuta migliaia di famiglie,cosa che in un territorio martoriato come quello campano, non può passare in secondo piano.

Ora è il momento di tutelare le vere  eccellenze culturali del territorio, i fondi non vanno sprecati

Alcuni passi importanti sono stati fatti, vedi allestimento del Napoli Teatro Festival 2020 e possibili concessioni  sul numero massimo di spettatori paganti, ma vista la complessità, i riverberi  e l’eterogeneità del settore,si deve fare molto di più, magari spostando parte dei fondi destinati ad altre attività ( mega concerti,  attività culturali che di culturale hanno molto poco, installazioni di corni e cornetti napoletani o luci e lucine salernitane, ecc.). Ora è il momento di salvare il salvabile, puntando sulle priorità e sulle eccellenze. Speriamo che il governatore della  regione Campania, De Luca ed i vertici della sua giunta  comprendano che questa forma d’arte    rappresenta un’ eccellenze che le Istituzioni devono sostenere e tutelare in un momento di forte crisi e non può essere trattata alla stregua di altre ‘’forme culturali’’ .

Corona virus ed eventi estivi, cosa succederà a feste, sagre e villaggi della pizza?

Molte attività sono state sospese o posticipate ed i lavoratori iniziano a temere il peggio

Villaggi della pizza, feste di piazza, manifestazioni locali e sagre  (del cinghiale, delle ciliegie, del vino locale e dei vari prodotti tipici), quale sarà il destino di tutte quelle attività che sera dopo sera riempivano il calendario estivo  dei cittadini campani, facendo riscoprire ai numerosi partecipanti le tradizioni enogastronomiche e culturali dei piccoli paesi? Il Coronavirus, metterà la parola fine a questo tipo di attività? Cosa accadrà a tutti i piccoli e grandi eventi che venivano organizzati nei  paesini o nelle piccole città generando l’interesse di migliaia di cittadini?  Al momento  non ci sono grandi novità in merito e gli organizzatori, sempre più in ordine sparso, navigano  a vista  attendendo  lumi  da  Istituzioni ed  esperti. Apparentemente il problema potrebbe apparire di poco conto, soprattutto se si analizza il fenomeno   da un punto di vista meramente  ricreativo e conviviale, ma se prendessimo in considerazione l’indotto ed i riverberi economici legati alle attività estive capiremmo quante famiglie e quanti lavoratori rischiano di impoverirsi  a causa dello stop forzato

Da Napoli a Salerno,passando per Avellino, Benevento e Caserta, la crisi delle feste popolari mette in ginocchio centinaia di lavoratori

Molte aree della Campania hanno incentrato le loro attività estive e parte della loro economia su: manifestazioni religiose,feste di piazza, sagre ed eventi all’aperto (Bracigliano e Siano nel salernitano, Dugenta e zone interne nel Beneventano, l’area di Taurasi nell’avellinese,senza dimenticare l’entroterra casertano e napoletano, famosi per: pasta, panuozzi, pizze e maialino nero)   ma se la situazione di stallo dovesse perdurare, le problematiche, per tutti quei cittadini  che riuscivano a sbarcare il lunario  grazie a queste attività, aumenterebbero notevolmente generando malcontento ed insofferenza.  Al momento è  quasi impossibile poter affermare con esattezza cosa accadrà, nessuno può sapere  se queste iniziative  potranno essere riproposte nel prossimo futuro o  saranno  annullate definitivamente, mettendo in ginocchio un settore sul quale , negli anni, si erano sviluppate una serie di iniziative  di grande impatto soprattutto per quei piccoli territori (parliamo di piccoli paesi con poche migliaia di abitanti o addirittura centinaia) che grazie a questo tipo di manifestazioni erano riuscite a far riscoprire  le proprie bellezze. 

Turismo: ora si rischia di scontare tutti gli errori del passato

Perchè i mali del turismo campano non possono essere attribuiti soltanto al Coronavirus, ma hanno radici più profonde

Il settore turistico è uno dei segmenti più importanti per il PIL della regione Campania:  grazie alle sue bellezze naturali (Capri,Ischia,Costiera Amalfitana,penisola sorrentina,Golfo di Napoli, ecc.),artistiche ed  architettoniche (Reggia di Caserta,scavi di Pompei ed Ercolano, musei, teatri, chiese e  cappelle); la Campania è diventata meta turistica per cittadini italiani e stranieri, ma l’epidemia legata al Corona Virus, potrebbe annientare  un sistema che già prima della pandemia  non spiccava per grande programmazione, progetti lungimiranti e  politiche mirate.  Le colpe della situazione  attuale sono sicuramente da attribuire alla pandemia ma non tutti i mali del turismo campano, e probabilmente italiano, possono essere addossati, come in tanti stanno cercando di fare, forse per ripulirsi la coscienza, al Covid 19.  Il virus è soltanto l’ultima goccia che ha fatto traballare un vaso colmo che  già prima di febbraio 2020 rischiava di rompersi a causa della scarsa programmazione (poca attività di squadra e scarso dialogo tra le parti interessate, mancanza di progetti di ampio respiro che riguardino l’intero territorio regionale  e non la singola città, mancanza di strategie efficaci in grado di veicolare il brand Campania nel migliore dei modi, pochi progetti a livello internazionale) e della poca lungimiranza (formazione del personale, corsi di aggiornamento, rispetto delle normative, scarsa attenzione alle bellezze da preservare e tutelare).

Manca un piano di largo respiro in grado di valorizzare il territorio campano nella sua interezza

In molti attendevano il decreto rilancio con le proposte del ministro Franceschini per trovare qualche forma di ristoro  ma in realtà sembra trattarsi più di pannicelli caldi e gli interessati (imprenditori del settore turistico e ricreativo, lavoratori del comparto alberghiero, manovalanza, dipendenti stagionali) iniziano a temere il peggio, visto che anche dalle Istituzioni locali non arrivano segnali chiari sui progetti ed i piani a lungo termine. Sia dal ministero, sia dai vari assessorati locali giungono proposte ed idee dal profilo basso che mirano ad attenuare i disagi momentaneamente piuttosto che dare un vero e proprio slancio ad un settore che già prima del virus annoverava una serie di problematiche  al quale nessuno ha dato il giusto peso e la giusta importanza. Al momento non si intravedono piani sul lungo termine in grado di attirare frotte di turisti da altre zone d’Italia o dall’estero e chi visita la regione non lo fa perchè spinto dalla grande organizzazione o dalla potenza mediatica del brand Campania, ma semplicemente perchè spinto dalle tradizioni e dalle bellezze (artistiche, culturali, naturali) di un territorio pieno di potenzialità che non viene valorizzato nel modo giusto.  La pandemia ha modificato, probabilmente in modo irreversibile, il nostro modo di vivere le vacanze, l’intrattenimento  e la cultura in genera, se gli interessati, compresi i politici, non  si adegueranno  ai cambiamenti si estingueranno come i dinosauri.