Cinque Stelle e DeMa, i due partiti-movimenti campani si preparano alle elezioni tra sofferenze e defezioni

Aspettando i risultati elettorali in molti si chiedono cosa accadrà dopo le elezioni regionali e quale sarà il destino dei due movimenti-partiti

Le elezioni di settembre potrebbero decretare la fine, o comunque il ridimensionamento, delle liste civiche e dei grandi movimenti che avevano contrassegnato la vita politica della Campania negli ultimi anni. Il Movimento Cinque Stelle e DeMa, i due movimenti-partiti  più forti sul territorio regionale stanno vivendo momenti molto delicati che, oltre a minare la fiducia della base, potrebbero mettere a repentaglio il futuro dei leader territoriali, se mai ci sono stati. Dopo gli ottimi riscontri elettorali degli anni scorsi  (i grillini hanno ottenuto grandi risultati nelle ultime elezioni politiche risultando primo partito in Campania e Luigi de Magistris,leader e fondatore di DeMa, è stato riconfermato sindaco di Napoli alle ultime elezioni comunali,vincendo a mani basse)  i due movimenti di matrice popolare, o forse populista, sembrano aver perso la loro spinta propulsiva e le defezioni avvenute prima della presentazione delle liste, insieme ai vari ‘’mal di pancia’’ di molti esponenti di spicco, confermerebbero questa sensazione. Fino a pochi anni fa i due movimenti veleggiavano col vento in poppa, ora i pentastellati si trovano in difficoltà sia a livello nazionale sia a livello locale e DeMa non ha  presentato  una lista forte,col proprio simbolo ed il proprio nome, alle regionali, per non parlare dell’assenza sui territori. La situazione attuale è piena di incognite e le ombre si addensano minacciose all’orizzonte: sia i pentastellati, sia DeMa stanno lentamente perdendo la fiducia dell’elettorato anche perché, in entrambi gli schieramenti, si registrano abbandoni importanti, scissioni interne e disaffezione. Nell’epoca della politica fluida, dei social e del populismo facile, ci vuole poco per passare dalle stelle alle stalle, soprattutto se si governa e ci si deve confrontare quotidianamente con le problematiche reali della popolazione. Se i vertici di questi movimenti non comprenderanno i loro errori  saranno destinati a recitare ruoli secondari e non avranno alcun peso nella futura vita politica della Campania come hanno dimostrato le scelte fatte per le elezioni regionali 

Striano, i voti ai politici ad un anno di distanza dall’insediamento del sindaco Del Giudice

Striano, poche note liete e molti dubbi: Promossi e bocciati tra i politici strianesi

Sono trascorsi circa sedici mesi dalle ultime elezioni comunali e poco più di dodici dall’insediamento del sindaco di Striano,è arrivato il momento di dare i voti ai politici strianesi analizzando ciò che hanno detto durante la campagna elettorale e fatto nel loro primo anno. Si fa notare che  nello  stilare le pagelle non sono stati presi in considerazione le dichiarazioni e  l’operato  legati alla fase emergenziale causata dal  Covid 19)

Del Giudice  voto 6+

Lavora di buona lena in questo primo anno di legislatura, anche in virtù dell’esperienza acquisita in passato. Con la sua concretezza ed il suo modo di fare ha saputo gestire le criticità in modo appropriato gestendo meglio degli altri la campagna elettorale, ma non deve cullarsi sugli allori.  Gli  avversari lo attendono al varco, le insidie e le prove da superare sono tante ma la sua esperienza  politica e la voglia di fare grandi cose per la città dovrebbero e potrebbero aiutarlo.

Gerli  e le sue liste  voto 4,5

Doveva e poteva fare di più:  belle foto, ottime inquadrature,alta qualità della luce e delle immagini  ma poca analisi e comunicazione strategica (i due aspetti più importanti per realizzare una vera campagna elettorale, anche se in pochi lo sanno). Gerli  ha idee e grandi potenzialità, quando capirà che la campagna elettorale si vince attraverso la  comunicazione strategica potrà  ambire a ruoli importanti e questo  4,5 potrà diventare  7.

Rendina, voto 4+

Campagna elettorale poco soddisfacente che non convince buona parte della sua cittadinanza,ora lui ed i suoi dovranno cambiare marcia e farsi sentire con maggior vigore. Le proprie idee si possono esprimere all’interno del consiglio ma anche all’esterno, se la sua compagine saprà  fare cose buone il voto potrà salire ma dalle elezioni sono trascorsi già molti mesi e chi viene sconfitto deve ‘’rialzarsi’’ prima possibile per non perdere la fiducia dei propri sostenitori.

Coronavirus in Campania: poche multe, tanti pericoli e molti rischi

L’indice Rt torna a salire sopra quota 1, ma la maggior parte della popolazione non rispetta le regole

Il Coronavirus, torna a far paura anche in Campania: l’indice di contagio Rt ( il parametro che misura la potenziale trasmissibilità del virus e quindi  il numero medio delle potenziali  infezioni  prodotte dai singoli individui) è tornato sopra quota 1. Gia la scorsa settimana si erano avuti i primi sentori e le prime avvisaglie del pericolo, non a caso il Governatore  De Luca ha legiferato per imporre multe ‘’salatissime’’ ,da mille euro, a chi non rispettasse le norme. Nonostante le multe  stratosferiche  e  le raccomandazioni degli esperti, però, molti campani sembrano non preoccuparsi dei rischi e dei pericoli (non solo a livello sanitario, ma anche da un punto di vista economico e sociale)  legati all’aumento dell ‘indice Rt e continuano a compiere le proprie attività, lavorative e di svago, come se il pericolo virus non esistesse. Per comprendere meglio la situazione sarebbe sufficiente recarsi in bar, ristoranti,tabacchi,salumerie, ma anche  uffici pubblici e privati per  verificare con i propri occhi: quante persone indossano la mascherina? quante persone rispettano il distanziamento sociale? A guardarsi intorno ed ascoltare i commenti dei più preoccupati ci sarebbe  un enorme disparità  tra  ciò che accade giorno per giorno intorno a noi (basta fare mente locale o guardarsi intorno per capire quante persone abbiano rispettato le regole su distanziamento sociale ed uso delle mascherine in determinati luoghi)  ed il numero di multe effettivamente comminate, sia nell’ultimo mese, sia nell’ultima settimana.

Coronavirus,occorrono maggiore controlli e più severità, non le multe da mille euro

Per risolvere realmente il problema non servono poche multe da mille euro ma tante multe, anche da cento euro, a tutti i trasgressori. Piuttosto che poche  multe a quattro cifre euro servono  piccoli atti più concreti  che fungano immediatamente da deterrente facendo  abbassare i rischi   e l’indice Rt su tutto il territorio regionale.  Ovviamente le multe da mille euro fanno clamore ed aiutano a vendere più giornali, ma in questo momento la Campania non ha bisogno  del clamore, dei social e dei titoli sui giornali, ha bisogno soltanto di contrastare il virus nel migliore dei modi possibili.

Campania, le pagelle dei politici: De Luca promosso (con riserva), Ciarambino, rimandata, gli assessori della giunta De Luca e Caldoro, bocciati.

Aspettando le elezioni di settembre diamo i voti ai politici ed al sistema Campania, molte delusioni e poche eccellenze

Aspettando le  elezioni di settembre, diamo i voti ai politici ed al sistema Campania (sanità, corpi intermedi,associazionismo, imprenditori).

De Luca  voto,  6+

Mediaticamente  e strategicamente merita 8-, ma il suo quinquennio è caratterizzato anche da errori e mancanze,  per i quali merita un 5 scarso.  Voto medio  6+ che sale verso il sette considerando la gestione della pandemia,soprattutto a livello mediatico. Potrebbe essere accusato di populismo e qualunquismo (poteva risparmiarsi le frasi sui morti di Brescia, Bergamo e Milano o altre uscite di questo tipo ) ma con questa strategia riesce a conquistare l’opinione pubblica campana ribaltando il trend dei consensi . I sondaggi che  fino a pochi mesi fa lo davano per sconfitto (a gennaio e febbraio era in svantaggio rispetto a tutti i candidati del centrodestra, anche rispetto allo stesso Caldoro) ora lo premiano. Se sarà eletto,però, dovrà imparare dagli errori commessi in questi anni

Caldoro voto,  5+

Non ha saputo approfittare della debolezza e degli sbagli che De Luca e la sua giunta hanno commesso negli ultimi anni ed ora ne paga le conseguenze. L’attuale governatore non ha brillato eccessivamente (come dimostravano i sondaggi  prima del Coronavirus), ma Caldoro non ha approfittato della situazione ed ora, dopo l’exploit  legato al Covid dell’attuale presidente regionale,si trova addirittura a dover rincorrere l’ex sindaco di Salerno. Lottare in queste condizioni non è facile e la strada si è complicata. Cerca di distaccarsi il più possibile dal suo avversario usando  toni pacati senza iperbole  ma al momento  questa strategia non sembra bastare.

Gli assessori della giunta De Luca,  voto  4,5

La maggior parte degli assessori della giunta De Luca, tranne rare  eccezioni, non merita la sufficienza piena:il presidente si fa in quattro per essere rieletto, ma  molti dei suoi assessori rischiano di fargli perdere voti e consensi.   In questi anni sono stati poco incisivi e non hanno creato  progetti sul lungo periodo degni di questo nome. Nonostante i tanti sforzi e l’impegno, sono mancati  grandi  progetti strategici e visioni lungimiranti  che avrebbero dovuto dare una svolta (politica, economica, sociale, culturale) alla regione.

Gli spindoctor di De Luca, voto 8

Hanno raggiunto il loro obiettivo facendo diventare l’ex sindaco di Salerno un vero e proprio fenomeno mediatico. È soprattutto merito loro se De Luca è tornato ad essere avanti nei sondaggi per questo motivo meritano un voto alto.

Valeria Ciarambino voto 6-

Senza infamia e senza lode: non sarà ricordata come una grandissima politica o per le straordinarie proposte espresse in consiglio regionale, ma comunque non commette grandi sbagli (anche se le polemiche legate alla famiglia meriterebbero  una riflessione maggiore). Non raggiunge la sufficienza piena ma si avvicina al sei anche se difficilmente potrà aspirare al sette o a voti più alti.

Il sistema sanitario campano, voto 4,5

Ovviamente ci sono rarissime eccezioni ma  nella maggior parte dei casi il sistema  ha palesato carenze e buchi: frutto di tagli decennali e gestioni  poco lungimiranti che hanno indebolito  un sistema già fragile. Come avrebbe retto il sistema sanitario campano se l’emergenza   Coronavirus fosse stata più grave e come potrebbe reggere se ci fosse una seconda  ondata più pesante della precedente?

 Il sistema  Campania nel suo complesso, voto 4,5

Il  Covid ha fatto emergere tutte le contraddizioni e le deficienze di un sistema in declino (industriale, economico, politico, culturale, in quasi tutti i corpi  intermedi)  che non si è  aperto totalmente al mondo, alle sue complessità  ed alle sue evoluzioni.  Fortunatamente ci sono grandissime eccellenze che portano avanti progetti lungimiranti ma si tratta di rare eccezioni, poche mosche bianche che danno lustro ad un sistema in decadenza

Volontariato, associazionismo e semplici cittadini,  voto 8

In questo settore la Campania ed i suoi cittadini si confermano leader, forse anche per ragioni antropologiche. La riscoperta del panaro solidale;  del ”chi può metta chi non può prenda’’ o della spesa sospesa,  fa comprendere la ‘’grandezza’’ e la filantropia  dei campani e dei napoletani in particolare. In tanti,  in Italia e nel mondo, hanno fatto solidarietà ed hanno aiutato il prossimo ma a Napoli i cittadini sono andati oltre riscoprendo i valori della vecchia, e vera, solidarietà; quella anonima che si fa e non si posta sui social.

Sondaggi elettorali, vengano smascherati i falsi sondaggisti

Si ponga un freno all’uso indiscriminato dei sondaggi ”fai da te” ,senza base scientifica e metodologica, che rischiano di falsare le elezioni

L’Italia è il paese in cui tutti possono parlare di tutto e tutti possono occuparsi di tutto, indipendentemente  dagli studi, dalle esperienze e dalle competenze professionali. Durante i mondiali di calcio molti italiani si trasformano in commissari tecnici anche se non hanno mai messo piede in un campo di calcio; durante il Festival di Sanremo tutti diventano critici musicali anche se non hanno mai preso in mano un pentagramma  e così, come per magia, con l’approssimarsi delle elezioni tutti si trasformano in analisti e sondaggisti politici, pubblicando analisi e sondaggi elettorali che infiammano gli animi ed innescano polemiche accese di cui il territorio e la politica, quella vera, dovrebbero  fare a meno. Non sappiamo, e francamente non ci interessa molto, se  abbiano ragione i ‘’politici accusatori’’ o i ‘’sondaggisti’’ (notare le virgolette), ciò che sappiamo è che le capacità e le competenze non si improvvisano, chi fa sondaggi deve dimostrare con i fatti la propria competenza e possibilmente la propria oggettività. C’è un unico modo per capire chi tra sondaggisti e politici abbia ragione  e chi torto: chi pubblica  sondaggi dica chiaramente quale metodologia campionaria è stata usata, che tipo di indagine è stata svolta, chi ha realizzato i sondaggi (quando parliamo di chi, vogliamo conoscere  la professione e le competenze specifiche di chi ha svolto e compilato le interviste) come, quando  e su quali campioni è stato effettuato il sondaggio, quali sono gli eventuali margini di errori, come è avvenuta la scelta del campione statistico, da chi è stato commissionato il sondaggio,potremmo continuare ma preferiamo fermarci per amor di patria.

si faccia chiarezza e si distingua tra colpevoli e non colpevoli

I politici invece di inveire e cianciare esigano queste informazioni, le valutino ed eventualmente denuncino la mediocrità e la superficialità del campionamento,  valutando, eventualmente, se ci siano addirittura le possibilità di segnalazioni alla magistratura. Si chiedano queste informazioni, si chiedano questi dati, si chieda trasparenza, si chieda competenza e reale professionalità e si smascherino i reali colpevoli.  Vengano  chiarite le professionalità ed il lavoro dei  ‘’sondaggisti’’ e degli  intervistatori (sono: grafici,segreterie, fotografi,web designer,pizzaioli, pensionati o, come dovrebbe essere, sono laureati in sociologia, analisi statistica e materie simili?). E’ ora che i competenti vincano e gli incompetenti, se ci saranno, si assumano le proprie responsabilità

Elezioni Campania, cosa accade negli schieramenti e perché aumentano i malumori interni

Le ‘’grandi manovre’’ preelettorali hanno iniziato a disseminare malumori e dubbi , sia tra la ”base” sia tra gli ‘’sconfitti’’ delle varie correnti.

Con l’approssimarsi delle elezioni (dopo aver scelto i nomi dei candidati che dovranno sfidare l’ex sindaco di Salerno ed attuale governatore  Vincenzo De Luca, le segreterie dei vari schieramenti si dovranno concentrare sulla scelta, assai più ardua e pericolosa, dei candidati e delle candidate al consiglio regionale ed in quasi tutti gli schieramenti non mancano polemiche e lotte intestine),i mal di pancia all’interno delle varie coalizioni aumentano e le fila degli  scontenti si allungano di giorno in giorno, soprattutto tra  chi aveva puntato ad altri candidati presidenti o  addirittura mirava ad altre coalizioni; al momento non ci sono sicurezze in merito ma le voci di dissidi interni a molti schieramenti si susseguono e le segreterie locali devono fare i conti con  allontanamenti volontari,disimpegni strategici o  addirittura epurazioni  dalle liste regionali. Uno scenario pessimo in un momento storico particolare di cui la regione ed i suoi cittadini avrebbero fatto volentieri a meno.  Il centro sinistra dopo i dubbi, gli imbarazzi e le perplessità iniziali (legate anche ai sondaggi di gennaio e febbraio che vedevano il presidente in carica in svantaggio rispetto ai competitor) ha deciso di puntare su Vincenzo De Luca (soprattutto in virtù dell’exploit mediatico e dei dati positivi emersi dai sondaggi elettorali post Coronavirus); anche se in molti speravano in un accordo giallo-rosso in stile Governo Conte che, probabilmente, avrebbe contribuito a compattare intorno ad un unico nome le varie anime della sinistra campana e  gli  esponenti di movimenti e liste civiche, DeMa e Movimento Cinque Stelle in primis. Se Atene piange Sparta non ride ed anche a destra  i malumori iniziano a serpeggiare soprattutto tra la base della ‘’Lega’’ e di ‘’Fratelli d ‘Italia’’che avrebbero preferito un altro candidato a Stefano Caldoro,sostenuto,invece, da Berlusconi e dai suoi più stretti collaboratori ( nonostante il centro destra abbia trovato la quadra intorno al nome dell’ex candidato alla presidenza,già presidente regionale dal 2010 al 2015, una parte della coalizione avrebbe manifestato al ‘’cavaliere’’ dubbi e perplessità sulla scelta  dell’ex presidente regionale; la stessa Mara Carfagna, pur stimando il compagno di partito ed apprezzando il suo operato, aveva espresso alcune perplessità in merito alla sua ennesima candidatura), ma alla fine la scelta è caduta sull’ex candidato (sconfitto) ed ex presidente regionale.  I ‘’Cinque Stelle’’, che forse avevano sperato in un alleanza di largo respiro con  esponenti di centro sinistra e ‘’DeMa’’, hanno puntato nuovamente sull’ex candidata alla presidenza Valeria Ciarambino che pur non brillando eccessivamente in questi cinque anni, ha convinto la maggior parte degli esponenti del suo partito, ma anche in questo caso non sono mancate le polemiche ed i malumori.  

Pagani, le pagelle dei politici: molti bocciati e pochi voti alti

Gambino 5,5, Bottone 5…, abbiamo dato i voti ai principali esponenti della politica paganese,per quanto fatto in questi mesi.

Un giudizio sui candidati del 2019, per comprendere cosa potrebbe accadere  nelle nuove elezioni del  2020, locali e regionali (si fa notare che  nello stilare le pagelle non sono stati presi in considerazione le dichiarazioni e  l’operato  legati alla fase emergenziale causata dal  Coronavirus)

Gambino, voto medio 5,5

Non dovrebbe ricandidarsi ma è giusto esprimere un giudizio su quanto fatto e detto in questi mesi. Il popolo paganese gli concede fiducia e premia la sua campagna elettorale (che non spicca per idee, innovazione  o comunicazione strategica, ma è sicuramente migliore rispetto a quella degli antagonisti), vince le elezioni sconfiggendo il suo rivale al ballottaggio e per questo merita un 6,5; ma quello che accade dopo la sua vittoria non può passare in secondo piano (sia lui che il suo staff avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione sulla questione incandidabilità, senza dimenticare le  fibrillazioni interne che hanno caratterizzato questi mesi che sicuramente non hanno fatto bene alla città.)  per questo aspetto merita un  4+. Voto medio 5,5, tendente al  6 visto che comunque era riuscito ad ottenere la fiducia dei suoi concittadini, anche se le  criticità emerse (dimissioni di Sessa; frizioni interne, polemiche e problemi di varia natura)  potrebbero  aver minato il rapporto con  una parte degli elettori che lo hanno sostenuto nel  2019.

Bottone voto 5-

I paganesi si aspettavano di più da lui ma: le casse comunali non sempre floride, alcuni errori  di percorso e qualche malumore degli  alleati, hanno rallentato il suo operato, generando incomprensioni e malcontenti che lo hanno penalizzato nel lungo periodo. La Campagna elettorale 2019 non è stata  eccellente,  si aspettano le prossime mosse per capire cosa accadrà per le amministrative 2020 e per le regionali di settembre (si fa anche il suo nome tra i possibili candidati). Le dimissioni in serie e le frizioni interne all’ex maggioranza Gambino,  potrebbero favorire lui  ed i suoi  alleati, vecchi e nuovi, ma senza una strategia elettorale lungimirante sarà difficile riconquistare lo scranno più alto, qualsiasi sia il candidato sindaco.

De Prisco ed i partiti che lo sostengono, voto 6-

Un buon 2019, un 2020 meno positivo: In un contesto come quello dell’agro nocerino sarnese, dove spesso  il candidato sindaco viene scelto negli ultimi giorni utili ed i programmi elettorali sono stilati in modo superficiale, il suo progetto ha rappresentato  una piacevole sorpresa. Per le elezioni 2020 avrebbe potuto usare la stessa tattica usata in passato, anticipando di molti mesi la sua candidatura , ma l’aria di attesa  che tira a Pagani sembra aver contagiato anche il suo gruppo e questo non è un buon segno.   

Santino Desiderio ed il Movimento Cinque Stelle, voto 6-

 Non raggiungono un risultato altissimo o eclatante,  ma se si fa un raffronto con quanto accaduto nei Comuni vicini (vedi Sarno, terra natia delle parlamentari Villani ed  Angrisani) i voti ottenuti  nelle elezioni del 2019 valgono tantissimo, per questo meritano la sufficienza. In questi ultimi dodici mesi avrebbero dovuto dare maggiore incisività e forza alle loro battaglie, ma il ‘’clima politico’’di attesa che regna a Pagani ha spiazzato tutto e tutti. Se sbaglieranno  le prossime mosse  o commetteranno gli stessi  errori  dei loro colleghi  dell’agro nocerino, potrebbero  sparire dalla scena politica paganese per i prossimi cinque anni  e sarebbe un peccato

Luna Ferraioli,  La Sinistra – Spazio Aperto, voto 5+ tendente al  6

Non può ottenere la  sufficienza piena  ma non  merita un voto basso: Lei ed i suoi, probabilmente,sanno  di non  avere i numeri necessari per essere eletti  ma nonostante tutto si candidano e portano avanti le loro battaglie. Non raggiungono la soglia minima per entrare in Consiglio ma riescono  comunque a portare avanti le loro idee.  Chi crede nella democrazia e in determinati valori non si candida soltanto per vincere, si candida per  far sentire la propria voce, le proprie idee ed i propri ideali. Molti gruppi e partiti che si definiscono  di sinistra, dovrebbero prendere spunto da  queste persone; si può concordare o meno con le loro idee, ma la democrazia ed il territorio dell’agro nocerino sarnese, hanno  bisogno di queste iniziative, nel 2019, nel 2020 ed in tutte le tornate elettorali future.

Scafati,le pagelle dei politici: Salvati rimandato, Sarconio promosso; tante bocciature e poche promozioni…

Ad un anno dalle elezioni amministrative, diamo i voti ai politici scafatesi: Molte delusioni e pochi voti alti

A poco più di un anno  dalle elezioni comunali del 2019  è  arrivato il momento di dare i voti agli esponenti di spicco di  maggioranza ed opposizione, analizzando  ciò che hanno detto durante la campagna elettorale  e fatto (o non fatto)   in questi  mesi;  Lo sappiamo  di solito i voti si danno dopo i primi cento giorni di amministrazione  ma siccome  siamo buoni abbiamo preferito concedere qualche mese in più rispetto al solito  (si precisa che  nello stilare le pagelle non sono stati presi in considerazione le dichiarazioni  e l’operato  legati all’emergenza Covid 19 – Coronavirus)

SALVATI  voto 5+

A più di dodici mesi dalle elezioni  ci sono più ombre che luci, ma ha il tempo per invertire la rotta. Pur non essendo il favorito della vigilia,vince le elezioni convincendo la maggioranza della popolazione scafatese che si è recata alle urne nel secondo  turno, per questo merita un 6,5; ma da giugno 2019  in poi la situazione peggiora, le fibrillazioni aumentano ed i problemi  da affrontare  si moltiplicano (frizioni interne alla maggioranza, avvisi di garanzia,problemi  amministrativi, rallentamenti della macchina burocratica,bilanci in rosso, fiume Sarno, potremmo continuare ma per ‘’amor di patria’’ preferiamo fermarci). In questi  mesi non si sono intravisti i grandi cambiamenti auspicati e qualche cittadino inizia a mugugnare; ma va sottolineato che  governare Scafati ,soprattutto in questo momento storico, non è  facile. Per il neosindaco Il  trend non è sicuramente positivo (passa dal 6,5 di giugno2019 ad un risicato 5- tendente al  4) ma il tempo è dalla sua parte; se riuscirà ad invertire la rotta e risolvere i problemi,ovviamente non tutti ma  almeno quelli  basilari,  potrà risalire ed arrivare anche ad un voto superiore alla sufficienza; ora deve far sentire la sua voce e promuovere le sue idee (anche generando qualche mugugno all’interno della maggioranza), la pazienza degli scafatesi è lunga ma non è infinita.

 RUSSO  voto 5

Russo ed i suoi partono da lontano ed inizialmente si muovono anche bene:  Nei dodici  mesi  che precedono le elezioni  si fanno sentire nel modo giusto,facendo una discreta opposizione (voto, 6,5) ma con l’arrivo di marzo e l’approssimarsi delle elezioni si sciolgono come neve al sole subendo una batosta che per molti è risultata inaspettata ed ‘’indigesta’’ (campagna elettorale da 4,5). A questo punto, vista l’ennesima sconfitta della sinistra scafatese, qualcuno dovrebbe iniziare a porsi delle domande in merito alle scelte interne, ma non solo. Il loro voto si alza se prendiamo in considerazione gli ultimi mesi di opposizione (dalla sconfitta di giugno ad oggi); stanno provando a rialzarsi e rimboccarsi le maniche facendosi sentire dagli scranni dell’opposizione ma il ko subito nell’ultima tornata elettorale  non è stato  smaltito totalmente.

CUCURACHI voto 6.

 Se dovessimo considerare soltanto  quanto fatto durante  la campagna elettorale  meriterebbe un 7 pieno ( molti scafatesi gli danno fiducia premiando la sua tenacia e le liste  che lo sostengono; dimostra di avere lungimiranza e spirito di adattamento quando  punta a compattare il centro sinistra cercando  un dialogo con Russo, ma non ottiene risposte soddisfacenti) ma i problemi e le polemiche emerse dopo il voto non hanno fatto bene a lui ed ai suoi (voto 5). Per comprendere meglio cosa accadrà  bisognerà attendere ancora, il tempo ci dirà qualcosa in più.

FOGLIAME  5 –

Una campagna elettorale che lascia perplessi, con una strategia  che non ha convinto la maggior parte degli elettori (voto 4,5); lui ed il suo gruppo avrebbero potuto  e dovuto fare meglio. Molti dei suoi non si aspettavano il successo di Salvati,sia al primo turno sia al ballottaggio,  ed ancora oggi , a dodici mesi di distanza, sembrano frastornati  dalla  doppia debacle subita. Non aver partecipato ai ballottaggi è uno smacco che brucia ancora e potrebbe lasciare qualche strascico anche per le nomine dei candidati alle elezioni regionali  (si parlerebbe di clamorosi cambi di casacca e ribaltoni, ma al momento non ci sono sicurezza in merito ). Solo ora,a  molti mesi di distanza dalla sconfitta, si intravedono alcuni segnali di risveglio, anche se molto flebili, che potrebbero far aumentare il voto complessivo, ma bisogna ancora attendere  per comprenderne la reale portata 

SARCONIO  voto  6

In virtù di  quanto fatto nelle tornate elettorali precedenti (alle  ultime politiche avevano ottenuto un grande risultato) e della discreta  opposizione svolta nel passato recente,  in molti speravano in un risultato migliore; ma visto quanto accaduto in altri territori e la debacle subita dai candidati pentastellati  in alcune città dell’agro (a Sarno, città delle parlamentari Villani ed Angrisani, il candidato a sindaco non ha ottenuto neanche i voti minimi per entrare in Consiglio Comunale ),  i voti ottenuti dal Movimento e dal suo candidato non possono che essere visti in modo positivo, per questo raggiungono la piena sufficienza. Per ottenere  un voto più alto dovranno  alzare la voce e farsi sentire di più, non soltanto  nel consiglio comunale,cosa che non sempre hanno fatto in questi ultimi dodici mesi.

Gli altri candidati: S.V.

I candidati allo scranno più alto erano tanti, ma ovviamente e giustamente, non tutti hanno ottenuto i voti minimi per entrare in consiglio comunale. Visto l’esito delle elezioni non  sappiamo e non capiamo perché molti si siano candidati e quindi possiamo solo provare ad immaginare cosa sia balenato nella loro testa: Qualcuno, sicuramente in buona fede e con il massimo del senso civico, ha provato a candidarsi per portare avanti le proprie idee e le proprie proposte per il territorio scafatese; qualche altro, forse, si è candidato per ‘’pesarsi ‘’ (in vista del prossimo futuro, vedi regionali), per vendicarsi, o  per far valere i suoi voti al ballottaggio. Al momento non abbiamo certezze assolute, ma il tempo è galantuomo e col passare dei mesi capiremo il perché di determinate scelte; solo allora potremmo dare dei voti più oggettivi ed equi

Sarno, le pagelle dei politici: Canfora bocciato, Cocca rimandato. Tante bocciature e poche eccellenze

Ad un anno dalle elezioni amministrative abbiamo dato i voti alla classe politica sarnese: molte delusioni e poche speranze

E’ trascorso più di un anno dalle ultime elezioni comunali ed  è arrivato il momento di dare i voti ai politici locali ed agli esponenti di spicco di  maggioranza ed opposizione, analizzando  ciò che hanno detto durante la campagna elettorale  e fatto (o non fatto)   in questi  mesi.   Si precisa che le pagelle non tengono conto dell’operato  legato alla fase emergenziale causata dal Coronavirus

 Giuseppe Canfora, voto medio  5 ( voto campagna elettorale 6-,  voto per i primi dodici mesi di attività: 4,5)

Vince le elezioni e per questo merita la sufficienza, ma, ad analizzare cifre, fatti  e dati, la situazione non appare così rosea (basta fare un raffronto con le precedenti elezioni per comprendere che gli elettori piuttosto che premiare Canfora hanno punito la vacuità delle opposizioni, sia nei cinque anni precedenti sia in campagna elettorale), se a questo aggiungiamo: i tanti problemi emersi in questi mesi, alcuni atteggiamenti che lasciano perplessi, le pecche e le difficoltà  di qualche suo fedelissimo, i dissidi  interni alla maggioranza e la mancanza di progetti di largo respiro, il voto non può che abbassarsi  e se non ci sarà una repentina inversione di rotta scenderà ulteriormente verso il quattro.

Giovanni Cocca   voto medio  5,5  che può diventare 8

Prima parte di campagna elettorale buona  (da 7 in pagella ) con slogan ad effetto ed  una discreta linea strategica; ma nell’ultimo mese,quello che conta di più per vincere le elezioni, la luce si spegne, le idee scarseggiano  e la campagna elettorale  si trasforma in uno stillicidio di frasi e concetti  che lo portano verso  una sconfitta ineluttabile (voto 4-). Paga ancora lo scotto del noviziato  ma ha grandi potenzialità, al momento inespresse, se farà un’opposizione giusta (e  non giustizialista), questo 5,5,  si trasformerà  in sei, sette o anche otto e potrà sicuramente ambire a ruoli importanti. E’ amato dalle persone ed  ha le capacità per raggiungere grandi successi; se diventerà più autonomo, anche rispetto ad alcune posizioni discutibili  dei suoi alleati vecchi e nuovi, potrà ottenere il successo che merita;se si farà dettare la linea da altri sfiorando il qualunquismo da social, il voto scenderà: tutto dipende da lui…

 Anna Robustelli: voto medio 5- ( voto per la campagna elettorale  4-, voto per i primi  mesi di opposizione  6-

Ottime foto e grafica, ma poca strategia ed analisi, quella vera. Chi,come lei, conosce l’importanza dell’analisi preventiva, dei piani strategici e delle variabili da analizzare, anche a livello elettorale, avrebbe dovuto puntare di più su questo aspetto  che è il più importante per vincere le elezioni. Il voto si alza se pensiamo a quanto fatto in Consiglio Comunale da settembre in poi (non moltissimo, ma sicuramente più di alcuni suoi colleghi). Dopo la sconfitta elettorale si è rimboccata le maniche distinguendosi  per:  razionalità, autonomia,concretezza e senso delle Istituzioni  (non fa critiche estemporanee, non cerca la facile notorietà usando temi ’’caldi’’, non si allinea pedissequamente alla linea dei ‘’colleghi’’ di opposizione, è aperta al dialogo costruttivo,cerca di analizzare le varie problematiche proponendo  soluzioni realizzabili e concrete).  

Aniello Prisco, voto medio  4+ (voto per la campagna elettorale  5+,  voto per i primi dodici mesi di opposizione 3)

Non ottiene i voti necessari per entrare in Consiglio, ma,  al contrario di quello che in molti potrebbero pensare, il programma elettorale stilato da  Prisco e dal suo gruppo di lavoro  è stato una piacevole sorpresa  (soprattutto per la metodologia, meno per alcuni contenuti).  Nonostante le varie difficoltà ed un budget ridotto  sono riusciti ad analizzare  il territorio ed hanno provato a stilare un programma  fondato su dati e cifre.  Si può dissentire su molte  proposte ma chi costruisce un programma  fondato sull’analisi dei dati e sullo studio va sempre apprezzato, soprattutto se si leggono i programmi elettorali di altri candidati. Il voto scende, però,  se si considerano gli ultimi mesi di ‘’opposizione’’ che, è bene ricordare, si  può fare  anche stando  fuori dal ‘’palazzo del potere’’ soprattutto se tra le tue fila ci sono due esponenti del governo in carica. Da questo punto di vista Prisco ed i suoi avrebbero potuto fare molto di più, considerate le premesse ed il lavoro svolto nella preparazione del programma.

La classe politica sarnese,  voto 2.  

I cittadini sarnesi hanno premiato Canfora o punito  gli altri candidati e con essi  i  vari anni di vuota e retorica opposizione?  A più di  dodici mesi dalle elezioni comunali in molti si chiedono ancora se le elezioni siano state vinte da Giuseppe Canfora  e dalle sue liste o siano state perse dall’opposizione che non ha saputo presentare,sia in campagna elettorale che negli  anni del primo mandato di Canfora: idee,  visioni pragmatiche e proposte concrete che attirassero l’attenzione dell’elettorato. Chi sa leggere i dati politici sa bene che i voti elettorali si contano ma soprattutto si  ‘’pesano’’  ed il segnale dato dalla cittadinanza sarnese   ai politici locali (giovani candidati o ‘’vecchie volpi’’;  iscritti a liste civiche e movimenti o a partiti tradizionali), non promette nulla di buono per il loro futuro politico,soprattutto se nelle prossime tornate  dovessero  presentarsi  candidati  con programmi chiari ed idee concrete.

La sinistra  sarnese, voto 2.

Sono trascorsi più di dodici mesi dalle elezioni e la sinistra sarnese continua a latitare: non presentare una lista che rimandi al progressismo ed alle sue visioni  è lo smacco peggiore che si possa fare alla storia della sinistra locale. Chi  si professa  comunista, dovrebbe sapere  che quelle idee e quei simboli hanno un valore particolare (lotte per la conquista dei diritti, battaglie per la liberazione dalla dittatura, esaltazione di determinati principi e valori, ecc. ), per questo non dovrebbero  mai mancare  in nessuna tornata elettorale, anche quando i numeri non ti sostengono. Alla  ‘’sinistra rossa’’ sarnese, ma anche quella italiana, non si chiede necessariamente  di vincere o di far eleggere i suoi candidati; ma almeno di non far morire il ‘’sogno comunista’’  e tutto ciò che rappresenta. Va però sottolineato che,  in questo  marasma autoreferenziale pieno di barbe lunghe,  parole  vacue,pugni chiusi e  gesti  anacronistici, alcuni giovani si stanno rimboccando le maniche per far partire un nuovo  ciclo, a tal proposito risultano interessanti le visioni e le posizioni dell’ex assessore Ivana Duca e di Massimiliano Tresca.

Le opposizioni  sarnesi, voto  2.

Vale il discorso fatto sopra quando abbiamo parlato della classe politica sarnese. Negli ultimi cinque anni, anzi negli ultimi sei anni, a parte molti proclami espressi soprattutto sui social,  l’opposizione sarnese  ha realizzato pochissime iniziative concrete ed è stata assolutamente deludente (l’ultimo politico in carica  a svolgere una buona opposizione è stato  Gaetano Ferrentino  durante il secondo mandato di Amilcare Mancusi). Le idee vacue delle opposizioni  ed il  manicheismo di chi fa politica sui social, ha danneggiato la città favorendo  l’amministrazione che avrebbero dovuto combattere. Sarno non ha bisogno di leoni da tastiera e posizioni qualunquiste  ma di politici veri e di  progetti concreti e realizzabili.

Inquinamento, sversamenti ed aria irrespirabile: tutto è tornato come prima

il blocco forzato legato al CoronaVirus, ha dimostrato che basterebbe poco per far tornare l’aria ed i fiumi puliti, ora tocca alle Istituzioni

La chiusura forzata e la conseguente quarantena generata dall’emergenza Coronavirus, oltre a far emergere le criticità del nostro sistema ha evidenziato quanto i problemi legati all’inquinamento del territorio siano di natura antropica, dipendano cioè dalle attività umane, spesso illegali. Sono bastati appena  sessanta giorni di parziale inattività (è bene rammentare che in questo lasso di tempo  non tutte le industrie hanno chiuso ed alcune attività hanno continuato a produrre) per far tornare limpide le acque dei fiumi  e più respirabile l’aria. Nella maggior parte della nostra penisola le acque sono tornate limpide e  dopo anni di inquinamento selvaggio si sono riviste scene che difficilmente si potranno dimenticare (le foto ed i video dei  canali di Venezia con  meduse e  pesci che hanno ripopolato i fondali, hanno fatto il giro del mondo facendo scoprire una realtà sconosciuta non solo ai turisti ma  anche alla maggior parte dei veneziani, soprattutto tra gli under quaranta);  persino uno dei fiumi più inquinati d’Europa,il famigerato fiume Sarno, è tornato limpido mettendo in imbarazzo molti amministratori locali.

Anche in Campania l’aria è tornata irrespirabile

Questo dimostra  che nonostante le tante promesse elettorali e  le numerose parole versate, molte aziende riescono ancora ad eludere i controlli,se e quando vengono effettuati,  continuando ad avvelenare terre ed acque. Ovviamente molti imprenditori e politici, fortunatamente,  hanno compreso l’importanza di tutelare la natura,  ma  la chiusura forzata delle attività ed il conseguente miglioramento dell’ambiente circostante ha evidenziato in modo inequivocabile quante pecche ci siano e quanto carente sia il nostro sistema (ripetiamo, sono bastati appena due mesi di parziale inattività per riscontrare  i primi riverberi positivi sull’ecosistema). E’ vero che la situazione rispetto al passato, è parzialmente  migliorata ed i controlli sono aumentati ma in molti dei territori interessati,soprattutto quelli che costeggiano il vituperato ed abbandonato fiume Sarno,   la gente continua ad ammalarsi anche a causa degli scarichi illegali e dell’inquinamento generato da chi non rispetta le leggi. Durante le campagne elettorale, che si tratti di elezioni comunali e regionali o di elezioni nazionali ed europee, tutti i candidati promettono di mettere al primo posto l’ambiente e la salubrità del territorio, ma puntualmente,dopo le elezioni, molte di queste promesse vengono dimenticate  o messe in secondo piano; a settembre, in Campania, ci saranno le elezioni regionali e sicuramente uno dei temi principali di cui parleranno i candidati, sarà l’inquinamento del Sarno  e la salubrità dei territori,ma le parole, almeno questa volta,  non potranno e non dovranno più bastare.    

Economia, politica e lavoro, come il virus potrebbe annientare la Campania e la sua classe dirigente

Il coronavirus ha acuito la crisi economica e sociale della Campania, se non si prenderanno i giusti provvedimenti la situazione potrà diventare drammatica

Le Istituzioni, soprattutto durante periodi di forte crisi, devono preservare e difendere le loro eccellenze (industriali,turistiche,culturali,professionali),per tutelare il futuro occupazionale e sociale del loro territorio: Salvaguardare  i ‘’gioielli di famiglia’’,quelli veri e non i carrozzoni vuoti come si è fatto in passato, rappresenta il primo passo  che i governanti dovrebbero compiere per tutelare lo status quo e lanciare una serie di messaggi,  sia agli attori direttamente coinvolti  (operai, imprenditori,cittadini che direttamente o indirettamente lavorano e vivono di queste eccellenze), sia agli  altri soggetti (cittadini impauriti che vanno  rinfrancati e tranquillizzati, ma anche investitori stranieri  interessati  a sfruttare il momento di crisi per tornaconti personali),dando un segnale  chiaro sulle volontà, sulle priorità   e sui piani strategici che si stanno mettendo in atto per uscire dalla crisi. Vista la situazione drammatica che  si prefigura all’orizzonte, legata al Corona Virus ed alle sue conseguenze, gli assessori della giunta De Luca, i sindaci del territorio, ma anche gli imprenditori e gli esponenti dei cosiddetti apparati intermedi,  dovrebbero sedersi ad un tavolo con l’obiettivo di creare un sistema in grado di affrontare la crisi impegnandosi  per: individuare priorità ed eccellenze  da difendere; organizzare ‘’tavoli programmatici’’ con lo scopo di fare squadra  sviluppando  progetti concreti che tutelino le eccellenze territoriali; analizzare in modo oggettivo il territorio con le sue peculiarità comprendendo i punti di forza e di debolezza del sistema,allargando  la platea degli ‘’invitati’’ agli esperti (reali e non fantomatici) dei singoli settori di riferimento.

E’ in gioco il futuro della regione e dei suoi cittadini, ora è arrivato il momento di fare squadra nel vero senso della parola

Sono trascorse molte settimane dalla tanto agognata riapertura  ma, al momento, non si intravedono grandi piani all’orizzonte e buona parte della vecchia classe dirigente (e non ci riferiamo solo ai politici in carica ma anche alle cosiddette categorie intermedie che sono indispensabili per aiutare un Paese ad uscire dalla crisi) non ha ancora presentato progetti di ampio respiro in grado di traghettare il territorio ed i suoi cittadini, fuori dalle sabbie mobili. In questo momento si deve puntare a salvaguardare il bene collettivo e non solo i singoli interessi (di parte o di categoria), se non si comprende che la situazione e la crisi va affrontata nella sua complessità sarà difficile uscirne ed in tanti subiranno perdite, economiche, ma anche di potere e di prestigio, per questo motivo è diventato fondamentale ”fare squadra”. Se non saranno creati dei piani di sviluppo seri e lungimiranti,  il ‘’castello’’ (politico, economico, industriale, sociale) che è già sgretolato a causa di incuria, scarsa programmazione e cattiva gestione, cadrà definitivamente e questa volta non ci saranno soldi per ricostruirlo e tenere in piedi il sistema.