Non arrendersi ed aiutare il prossimo: la storia di Michele, Daniela e della loro “famiglia bionica”

Michele Specchiale e Daniela Vegliante hanno perso gli arti da giovani ma hanno continuato a combattere per realizzare i loro sogni, oggi hanno una famiglia e si impegnano quotidianamente per aiutare il prossimo

Non arrendersi  mai neanche di fronte alla perdita di un braccio o di entrambe le gambe; non demordere, affrontare la vita e le difficoltà con lo spirito giusto, adattarsi al cambiamento,  essere resilienti  accettando le avversità  come hanno fatto Michele  e sua moglie Daniela, conosciuti anche come la ‘’famiglia bionica’’ ( Michele Specchiale   e Daniela Vegliante si incontrano per la prima volta nel 2001 a Budrio nel  Centro Protesi  Vigorso dell’Inail, Michele  si trovava  nel centro Inail  perché aveva perso un  braccio a causa di un incidente sul lavoro; Daniela  invece, dopo essere stata investita su un marciapiede, aveva perso  le gambe. I due ragazzi iniziano a frequentarsi e tra i due  scocca la scintilla:  Michele, siciliano di nascita, si trasferisce in Campania per amore  e nel 2007  chiede a Daniela di sposarlo, dal loro amore nascono  Giulia, 11 anni e Martina, 5).  Michele  e Daniela sono due esempi di resilienza, due persone super impegnate  – tra famiglia, lavoro e le classiche  attività di vita quotidiana con le quali tutti noi dobbiamo districarci giorno per giorno –  che non si  sono arrese di fronte alle avversità, due persone che nonostante i tanti impegni quotidiani non hanno mai smesso di coltivare le proprie passioni e soprattutto di aiutare gli altri. Oltre al lavoro ed alla famiglia,infatti,  i due portano avanti numerose attività di carattere sociale e di  volontariato (dialogano e danno consigli,soprattutto ai giovani che inizialmente non accettano la perdita degli arti, partecipano a conferenze,manifestazioni sportive, attività  culturali e di volontariato, dibattiti,ecc. ),  fornendo la loro esperienza ed i loro consigli. Michele,  nonostante le difficoltà iniziali legate all’amputazione del braccio,non ha rinunciato neanche  alla sua grande passione per la musica ed è diventato il primo DJ ad usare una protesi artificiale  (non a caso è conosciuto anche col soprannome di DJ Bionico). Michele e Daniela hanno ancora tante idee e progetti da realizzare ed il loro futuro è pieno di attività e nuove sfide da vincere, perchè  la vita, come dice Michele,  ‘’va vissuta pienamente, la vita non finisce con l’amputazione e la perdita di un arto.  Noi abbiamo realizzato i nostri desideri: abbiamo una famiglia, un lavoro ed amici che ci sostengono;  ovviamente le difficoltà ci sono e ci saranno sempre ma queste fanno parte della vita di tutti gli esseri umani, bisogna accettare le avversità  adattandosi al cambiamento senza farsi sconfiggere dalle negatività o dalla depressione. E’ questo il messaggio che io e Daniela cerchiamo di veicolare giorno per giorno sia attraverso i social ( il suo profilo è molto seguito ed apprezzato sia dai giovani che dagli  adulti) sia attraverso le varie attività che cerchiamo di portare avanti con l’aiuto dei nostri amici’’.

Calcio, crisi Napoli: e se il coraggio mancasse anche a mister Gattuso?

il Napoli ed il suo mister non sono in grado di attuare un calcio spettacolare,propositivo e vincente. Mister Gattuso accetti i limiti, suoi e della sua squadra, e metta in campo una squadra ”brutta,sporca e cattiva”

La forza, il veleno, il coraggio dell’uomo e del calciatore Gennaro Gattuso sono note a tutti e non possono essere messe in discussione:  il calciatore ‘’ringhio’’ Gattuso ha dimostrato in più occasioni,sul campo e fuori,  di possedere quel ‘’veleno’’ e quello spirito battagliero  che al  Napoli  mancano; ma nella sua esperienza come mister del Napoli, quel coraggio e quella forza che lo hanno contraddistinto in passato non sempre sono emerse anzi in alcune occasioni è sembrato che l’allenatore  calabrese abbia avuto poca audacia compiendo  scelte troppo  ‘’facili’’ per evitare problemi , critiche e tensioni, anche con la società).  Purtroppo la linea soft  scelta da Gattuso e dal suo staff  non ha pagato ed ora è arrivato il momento di compiere  scelte realmente coraggiose  ammettendo gli errori  commessi.  Il Mister del Napoli  individui lo schema più funzionale alla sua squadra, senza pensare allo spettacolo ed alla bellezza che lui e questo Napoli non sono in grado di attuare,  metta in panchina chi non è adatto agli schemi,  non pensi più a compiacere la società,gli esteti, o i senatori del gruppo, non guardi al soldo, almeno lui, e metta  in campo la squadra e gli uomini più funzionali all’ottenimento dello scopo.

La grande bellezza non esiste più: Gattuso deve avere il coraggio di proporre un calcio ”brutto” e ”sporco”

Questo è il momento delle scelte coraggiose,quelle vere e non sbandierate ( urlare fuori e dentro  il campo o rilasciare interviste e dichiarazioni spregiudicate non sono veri atti di coraggio);  mister Gattuso tiri fuori la sua grinta ma anche la sua umiltà (che sono due punti di forza del suo carattere e del suo calcio), ammetta gli errori commessi, anche in chiave tattica, e riparta:  metta in panchina chi non è adatto o chi non è in forma, come fece lo scorso anno con Lozano, ed adotti uno schema funzionale alla squadra ( e non ai suoi  desideri  o al manierismo tattico che hanno caratterizzato  questi ultimi mesi) . Chi ha coraggio,accetta i suoi limiti,chi ha coraggio non deve snaturarsi per sembrare bello a tutti i costi, chi ha coraggio, se non può essere bello,  scende in campo e gioca col coltello tra i denti puntando sull’agonismo e sulla cattiveria.   La grande bellezza, purtroppo, è finta tre anni fa, ora è il momento di quelli brutti, sporchi e cattivi, è per questo che Gattuso è stato chiamato ed è questo che Gattuso deve avere il coraggio di fare, per lui e per il bene del Napoli.

Procida capitale italiana della cultura 2022, polemiche ed insinuazioni dopo la vittoria.

Aumentano le polemiche legate alla vittoria di Procida; se non si creeranno progetti lungimiranti in grado di esaltare le bellezze, le tradizioni e la cultura dell’isola i detrattori avranno ragione. Un rischio che la Campania non può permettersi

Sarà  Procida, la capitale italiana della cultura 2022. L’isola campana semisconosciuta  al  grande pubblico (gli appassionati di cinema la ricorderanno perché è stata la location in cui venne girato il film Il Postino con Massimo Troisi),  è riuscita a convincere i giurati presentando un dossier intitolato: ‘’ La cultura non  isola’’ .  Una  nomina che ha stupito molti, generando malumori ,retropensieri e polemiche, soprattutto tra i cittadini delle città sconfitte che speravano di succedere a Parma ed ottenere la prestigiosa investitura per il 2022. Della vicenda e delle polemiche annesse alla vittoria di Procida, si sono occupati molti quotidiani nazionali  e locali, spesso mettendo in dubbio la neutralità e l’imparzialità  della commissione Mibact  che ha premiato la cittadina campana guidata dal sindaco Ambrosino. Toccherà  alle Istituzioni locali, ma non solo,  spegnere le polemiche creando progetti ed iniziative degne di Procida e delle sue bellezze, fino ad oggi semisconosciute al grande pubblico. Se anche questa volta, come spesso accade in Campania ed in Italia, ci sarà uno spreco di denaro pubblico, la Campania ed il settore turistico regionale rischieranno di perdere  l’ultimo treno utile per far ripartire il turismo; se questi fondi  arricchiranno  soltanto gli amici e non l’intero territorio,  la Campania perderà la faccia e darà ragione a tutti i leoni da tastiera  che in questi giorni si sono scagliati contro la nomina di Procida.

Procida, capitale della cultura 2022, una grande opportunità o un rischio per tutti?

Se viceversa  si creeranno progetti  lungimiranti, degni di questo nome e delle bellezze che il territorio (non solo Procida, ma anche l’area circostante) è in grado di offrire,  la Campania dimostrerà di poter  organizzare e gestire i grandi eventi, non solo turistici, e potrà sedersi ai tavoli romani ed europei che nei prossimi anni dovranno ridistribuire i fondi per la rinascita post Covid. La posta in gioco è estremamente alta ed importante, per questo motivo il governatore De Luca, insieme agli assessori  regionali ed alle autorità locali dovranno  investire su progetti seri e  lungimiranti, assumendo le  persone in base a criteri oggettivi legati alle competenze ed al curriculum e non in base  all’amicizia o alle tessere di partito.

Emergenza Covid, perchè alcuni Comuni non pubblicano i dati sui contagi giornalieri?

I sindaci, per fronteggiare l’emergenza Covid 19, dovrebbero chiudere strade ed aree a rischio, ma alcuni di loro non hanno neanche il coraggio di pubblicare i dati sui contagi giornalieri

Secondo il Dpcm firmato il 18 ottobre dal presidente Conte, le autorità locali (sindaci e  prefetti) avrebbero  la facoltà di chiudere strade o piccole aree per evitare assembramenti pericolosi e ridurre i rischi legati alla seconda ondata del Covid19. Sulla carta la proposta emanata appare sacrosanta ed ineccepibile,nonostante le proteste in blocco dei sindaci di molti Comuni, piccoli e grandi, che non vorrebbero assumersi queste incombenze; ma come ben sanno i cittadini campani ed italiani, un conto è la teoria un’altra  è la pratica. In molti sperano che gli enti locali  si assumano le proprie responsabilità, aumentino i controlli e facciano rispettare le leggi in modo ferreo, portando avanti  quanto previsto dai decreti firmati  ad ottobre a ad inizio novembre dal presidente Conte  ma i dubbi tra i cittadini iniziano a serpeggiare,soprattutto in quelle città in cui  le amministrazioni locali  si rifiutano addirittura di fornire i dati giornalieri sull’andamento dei contagi, accampando le scuse più banali. I sindaci o  gli assessori  di queste località si giustificano spiegando, spesso in perfetto burocratese, che i dati giornalieri potrebbero essere fuorvianti  e non totalmente attendibili per questo motivo preferiscono aspettare e  pubblicare, una volta al mese circa,  dati più specifici ed accurati.

In alcuni Comuni della Campania i dati sui contagiati vengono pubblicati ogni venti giorni

Teoricamente la loro versione potrebbe anche essere accettata ma in questo momento le autorità ed i loro rappresentanti devono dare l’esempio mostrandosi lucidi, forti e trasparenti; anche perché  per risolvere il problema  della parziale inattendibilità, basterebbe  semplicemente essere più chiari ed oggettivi spiegando nei dettagli le varie casistiche, le variabili in atto e le specificità conseguenti; ma purtroppo molte amministrazioni preferiscono far passare i giorni ed emanare bollettini  mensili piuttosto che spiegare chiaramente alla popolazione l’andamento del contagio e la situazione generale. Presentare i numeri ed il bollettino ufficiale ogni venti giorni (in alcuni Comuni si arriva addirittura a sfiorare il mese) non fa altro che rafforzare le teorie negazioniste e complottiste  suffragando le ipotesi più assurde ed antiscientifiche ed in molti casi non consente alla cittadinanza di percepire la reale portata del pericolo, per questo motivo i sindaci devono assumersi le proprie responsabilità e dialogare con la cittadinanza in modo chiaro e trasparente senza eludere la discussione o aver paura delle critiche che potrebbero giungere, su questo aspetto anche le opposizioni dovrebbero svolgere un ruolo più ”istituzionale e costruttivo” posticipando le polemiche sterili: oggi bisogna unirsi per uscire insieme dalla crisi e non criticare stupidamente sui social per tornaconti personali o becere questioni elettorali.

Sanità in Campania, possibile sospensione per TAC, esami e risonanze?

Altra tegola per i malati campani,, se i tetti di spesa fossero raggiunti prima della fine dell’anno, alcune prestazioni sanitarie verrebbero eseguite solo a pagamento.

Fondi esauriti ed  analisi cliniche a pagamento, è questa la notizia che sta facendo tremare molti cittadini campani che con l’approssimarsi della fine dell’anno, oltre al problema Covid19 che sta mettendo in ginocchio l’intero sistema sanitario regionale e nazionale ed alla classica influenza stagionale, dovranno  fare i conti con le carenze del sistema sanitario e con i fondi che potrebbero esaurirsi  prima del tempo mettendo a rischio esami diagnostici e visite specifiche (all’inizio dell’anno gli enti pubblici stanziano un budget massimo per ogni struttura che non può essere sforato; per questo motivo gli ospedali o le strutture convenzionate che hanno superato il budget stanziato per l’anno 2020 non potranno  offrire i propri servizi gratuitamente ma solo a pagamento). Ad oggi non ci sono grandissime emergenze, ma visto quanto accaduto in passato, non solo in Campania ma anche in altre regioni italiane, e la crisi contingente, qualche malato inizia a preoccuparsi e le dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane da Gennaro Lamberti, presidente Federlab Italia  in relazione ai tetti di spesa che starebbero per esaurirsi, hanno aumentato le preoccupazioni dei pazienti campani e dei loro familiari che oltre a combattere con pandemie, terre dei fuochi e malasanità, si ritroverebbero a fare i conti con un ulteriore  problematica.  Al momento non ci sono certezze in merito e la maggior parte dei  rischi potrebbe verificarsi agli inizi di dicembre, quando i fondi per alcune strutture presenti sul territorio campano inizierebbero a scarseggiare. Purtroppo tali inconvenienti sono avvenuti anche in passato, proprio verso la fine dell’anno, per questo motivo alcuni malati, non solo in Campania, si sono organizzati decidendo di pagare o aspettare qualche settimana e posticipare gli esami; visto che da gennaio in poi tutto dovrebbe tornare alla ‘’normalità’’, se questa può essere definita, normalità.

Coronavirus: tra paure, chiusure e scontri. ‘’Fortune’’ e ’’sfortune’’ di De Luca

La seconda ondata del tanto temuto Covid19 è arrivata ed ha palesato i limiti e l’approssimazione della classe dirigente locale e nazionale

La seconda andata del Coronavirus è arrivata anche in Campania (forse, visti i numeri  bassi di marzo, aprile e maggio 2019, si dovrebbe parlare di prima vera ondata) evidenziando la vacuità della classe dirigente (quando parliamo di classe dirigente non ci riferiamo soltanto ai politici regionali o ai sindaci presenti sul territorio, ma a tutti i dirigenti, i manager ed i burocrati super pagati che in questo momento dovrebbero fare la differenza, visto lo stipendio che percepiscono) che, salvo rarissime eccezioni,non ha saputo gestire la pandemia con le sue problematiche. La nuova ondata ha dimostrato che la Campania,  a differenza di quanto affermato a maggio e durante la campagna elettorale di agosto,  non ha la migliore  sanità o il miglior modello assistenziale italiano  e non ha neanche  i migliori politici o  la migliore classe dirigente (ma questo oramai è un problema che accomuna tutta l’Italia). La seconda ondata ha palesato tutti i limiti, le arretratezze e le mancanze di un sistema (politico, sanitario, assistenziale, sociale,culturale) e di una classe dirigente che si è salvato dalla prima ondata pandemica più per coincidenze favorevoli che per  reali meriti o per programmazioni lungimiranti: i numeri  dei contagi, il caos legato ai tamponi, le preoccupazioni per la debolezza del sistema sanitario, le file infinite,le polemiche sui dati, insieme alle tensioni ed agli scontri di piazza, hanno evidenziato quanto i cittadini campani, De Luca e la sua giunta compresi, siano stati fortunati durante i mesi di marzo ed aprile.  E’ chiaro che le colpe dell’attuale situazione non possono essere attribuite soltanto a De Luca ed alla sua giunta, tutti sanno che l’ex sindaco di Salerno ha ereditato problemi atavici generati da nepotismi e clientelismi che, insieme ai tagli alla sanità, hanno messo in ginocchio un sistema già traballante. Nessuna persona sana di mente potrebbe imputare tutte le colpe dell’attuale situazione sociale e sanitaria al presidente De Luca ma  allo stesso tempo non si deve dimenticare che lo sceriffo  è al suo secondo mandato e negli anni scorsi ha fatto ben poco per scardinare il vecchio sistema di potere che ha portato la Campania in queste condizioni.  Per comprendere quanto la vecchia politica, con tutte le sue amicizie influenti e tutti i suoi retaggi, non sia mai andata via da Palazzo Santa Lucia e dalle stanze dei bottoni, sarebbe sufficiente leggere i nomi delle persone che hanno appoggiato  Caldoro, ma soprattutto De Luca (che tutti i sondaggi davano per vincente), durante l’ultima tornata elettorale.

Calcio e virus: e se il Napoli avesse salvato il campionato?

Il caos legato ai tamponi ed alle imposizioni delle varie ASL, stanno evidenziando tutti i limiti di un protocollo che diventa sempre più anacronostico ed inutile

La decisione del  Napoli  di non presentarsi all’ Allianz Stadium  di Torino per disputare la partita che si sarebbe dovuta giocare il 4 ottobre contro la Juventus di Agnelli, Pirlo e Cristiano Ronaldo,  ha generato polemiche infinite che hanno avuto riverberi nel mondo della politica e dello spettacolo travalicando i classici e banali  salotti calcistici. Potremmo parlare della superficialità e delle idiozie pronunciate  dai tanti  esperti  (giornalisti sportivi, spesso più tifosi che giornalisti, pseudo opinionisti, ex calciatori, veline ed aspiranti tali) in trasmissioni sportive,che hanno invitato tutto e tutti tranne i virologi e gli scienziati, ma  per ora preferiamo evitare e  piuttosto che  analizzare il comportamento di alcuni  giornalisti o simil tali,preferiamo porci una domanda, che a prima lettura potrebbe sembrare assurda e paradossale ma che a ben guardare, in molti dovrebbero porsi:  il Napoli alzando il polverone sul protocollo e le sue carenze ha rischiato di cancellare il campionato o lo ha salvato? Ovviamente facendo un discorso sul breve periodo, il mese o addirittura la singola partita, la risposta è scontata; ma se non ragionassimo nell’ottica del breve termine  e guardassimo nel medio-lungo periodo (come fanno le persone serie, gli scienziati ed i professionisti rinomati), potremmo dire la stessa cosa? Il Napoli, o qualsiasi altra squadra avesse posto il problema, avrebbe  salvato o annientato il campionato?

Perchè non si ascoltano i veri esperti?

Come hanno evidenziato gli esperti del settore, quindi medici e virologi che studiano ed analizzano i dati, e non pseudo giornalisti sportivi o addirittura ex calciatori prestati ai salotti calcistici che non hanno mai aperto un libro di medicina in vita loro: il protocollo stilato nei mesi scorsi ( quando la curva dei contagi era in discesa,la chiusura aveva avuto i suoi effetti e si avvicinava la stagione estiva) è ormai superato e dovrebbe essere modificato, anche se in molti si ostinano ad affermare il contrario.  Oggi, anche grazie alle polemiche, sappiamo che quel protocollo dovrebbe essere rivisto in virtù dei limiti palesati e del mutamento delle condizioni generali; se la Lega e  la Federcalcio ascolteranno gli esperti veri, e non gli opinionisti della domenica, la catena di contagi potrebbe essere ridotta ed il  campionato di calcio,con un po’ di buon senso, flessibilità  e spirito di sacrificio (che nel pre partita di Juve- Napoli  in pochi hanno dimostrato; in primis  il Napoli che avrebbe dovuto spingere di più per trovare una soluzione conciliante,  equa e pacifica, anche per dimostrare la sua buona fede),  potrà salvarsi; se ognuno penserà ai suoi piccoli interessi  e  gli organi competenti non  ascolteranno le indicazioni dei virologi e degli esperti, potremmo ritrovarci  con calciatori contagiati, crisi economiche e sponsor  inferociti. Solo a quel punto si capirà  chi ha veramente ucciso il campionato e chi sono i veri carnefici.

Cinque Stelle e DeMa, i due partiti-movimenti campani si preparano alle elezioni tra sofferenze e defezioni

Aspettando i risultati elettorali in molti si chiedono cosa accadrà dopo le elezioni regionali e quale sarà il destino dei due movimenti-partiti

Le elezioni di settembre potrebbero decretare la fine, o comunque il ridimensionamento, delle liste civiche e dei grandi movimenti che avevano contrassegnato la vita politica della Campania negli ultimi anni. Il Movimento Cinque Stelle e DeMa, i due movimenti-partiti  più forti sul territorio regionale stanno vivendo momenti molto delicati che, oltre a minare la fiducia della base, potrebbero mettere a repentaglio il futuro dei leader territoriali, se mai ci sono stati. Dopo gli ottimi riscontri elettorali degli anni scorsi  (i grillini hanno ottenuto grandi risultati nelle ultime elezioni politiche risultando primo partito in Campania e Luigi de Magistris,leader e fondatore di DeMa, è stato riconfermato sindaco di Napoli alle ultime elezioni comunali,vincendo a mani basse)  i due movimenti di matrice popolare, o forse populista, sembrano aver perso la loro spinta propulsiva e le defezioni avvenute prima della presentazione delle liste, insieme ai vari ‘’mal di pancia’’ di molti esponenti di spicco, confermerebbero questa sensazione. Fino a pochi anni fa i due movimenti veleggiavano col vento in poppa, ora i pentastellati si trovano in difficoltà sia a livello nazionale sia a livello locale e DeMa non ha  presentato  una lista forte,col proprio simbolo ed il proprio nome, alle regionali, per non parlare dell’assenza sui territori. La situazione attuale è piena di incognite e le ombre si addensano minacciose all’orizzonte: sia i pentastellati, sia DeMa stanno lentamente perdendo la fiducia dell’elettorato anche perché, in entrambi gli schieramenti, si registrano abbandoni importanti, scissioni interne e disaffezione. Nell’epoca della politica fluida, dei social e del populismo facile, ci vuole poco per passare dalle stelle alle stalle, soprattutto se si governa e ci si deve confrontare quotidianamente con le problematiche reali della popolazione. Se i vertici di questi movimenti non comprenderanno i loro errori  saranno destinati a recitare ruoli secondari e non avranno alcun peso nella futura vita politica della Campania come hanno dimostrato le scelte fatte per le elezioni regionali 

Striano, i voti ai politici ad un anno di distanza dall’insediamento del sindaco Del Giudice

Striano, poche note liete e molti dubbi: Promossi e bocciati tra i politici strianesi

Sono trascorsi circa sedici mesi dalle ultime elezioni comunali e poco più di dodici dall’insediamento del sindaco di Striano,è arrivato il momento di dare i voti ai politici strianesi analizzando ciò che hanno detto durante la campagna elettorale e fatto nel loro primo anno. Si fa notare che  nello  stilare le pagelle non sono stati presi in considerazione le dichiarazioni e  l’operato  legati alla fase emergenziale causata dal  Covid 19)

Del Giudice  voto 6+

Lavora di buona lena in questo primo anno di legislatura, anche in virtù dell’esperienza acquisita in passato. Con la sua concretezza ed il suo modo di fare ha saputo gestire le criticità in modo appropriato gestendo meglio degli altri la campagna elettorale, ma non deve cullarsi sugli allori.  Gli  avversari lo attendono al varco, le insidie e le prove da superare sono tante ma la sua esperienza  politica e la voglia di fare grandi cose per la città dovrebbero e potrebbero aiutarlo.

Gerli  e le sue liste  voto 4,5

Doveva e poteva fare di più:  belle foto, ottime inquadrature,alta qualità della luce e delle immagini  ma poca analisi e comunicazione strategica (i due aspetti più importanti per realizzare una vera campagna elettorale, anche se in pochi lo sanno). Gerli  ha idee e grandi potenzialità, quando capirà che la campagna elettorale si vince attraverso la  comunicazione strategica potrà  ambire a ruoli importanti e questo  4,5 potrà diventare  7.

Rendina, voto 4+

Campagna elettorale poco soddisfacente che non convince buona parte della sua cittadinanza,ora lui ed i suoi dovranno cambiare marcia e farsi sentire con maggior vigore. Le proprie idee si possono esprimere all’interno del consiglio ma anche all’esterno, se la sua compagine saprà  fare cose buone il voto potrà salire ma dalle elezioni sono trascorsi già molti mesi e chi viene sconfitto deve ‘’rialzarsi’’ prima possibile per non perdere la fiducia dei propri sostenitori.

Coronavirus in Campania: poche multe, tanti pericoli e molti rischi

L’indice Rt torna a salire sopra quota 1, ma la maggior parte della popolazione non rispetta le regole

Il Coronavirus, torna a far paura anche in Campania: l’indice di contagio Rt ( il parametro che misura la potenziale trasmissibilità del virus e quindi  il numero medio delle potenziali  infezioni  prodotte dai singoli individui) è tornato sopra quota 1. Gia la scorsa settimana si erano avuti i primi sentori e le prime avvisaglie del pericolo, non a caso il Governatore  De Luca ha legiferato per imporre multe ‘’salatissime’’ ,da mille euro, a chi non rispettasse le norme. Nonostante le multe  stratosferiche  e  le raccomandazioni degli esperti, però, molti campani sembrano non preoccuparsi dei rischi e dei pericoli (non solo a livello sanitario, ma anche da un punto di vista economico e sociale)  legati all’aumento dell ‘indice Rt e continuano a compiere le proprie attività, lavorative e di svago, come se il pericolo virus non esistesse. Per comprendere meglio la situazione sarebbe sufficiente recarsi in bar, ristoranti,tabacchi,salumerie, ma anche  uffici pubblici e privati per  verificare con i propri occhi: quante persone indossano la mascherina? quante persone rispettano il distanziamento sociale? A guardarsi intorno ed ascoltare i commenti dei più preoccupati ci sarebbe  un enorme disparità  tra  ciò che accade giorno per giorno intorno a noi (basta fare mente locale o guardarsi intorno per capire quante persone abbiano rispettato le regole su distanziamento sociale ed uso delle mascherine in determinati luoghi)  ed il numero di multe effettivamente comminate, sia nell’ultimo mese, sia nell’ultima settimana.

Coronavirus,occorrono maggiore controlli e più severità, non le multe da mille euro

Per risolvere realmente il problema non servono poche multe da mille euro ma tante multe, anche da cento euro, a tutti i trasgressori. Piuttosto che poche  multe a quattro cifre euro servono  piccoli atti più concreti  che fungano immediatamente da deterrente facendo  abbassare i rischi   e l’indice Rt su tutto il territorio regionale.  Ovviamente le multe da mille euro fanno clamore ed aiutano a vendere più giornali, ma in questo momento la Campania non ha bisogno  del clamore, dei social e dei titoli sui giornali, ha bisogno soltanto di contrastare il virus nel migliore dei modi possibili.

Campania, le pagelle dei politici: De Luca promosso (con riserva), Ciarambino, rimandata, gli assessori della giunta De Luca e Caldoro, bocciati.

Aspettando le elezioni di settembre diamo i voti ai politici ed al sistema Campania, molte delusioni e poche eccellenze

Aspettando le  elezioni di settembre, diamo i voti ai politici ed al sistema Campania (sanità, corpi intermedi,associazionismo, imprenditori).

De Luca  voto,  6+

Mediaticamente  e strategicamente merita 8-, ma il suo quinquennio è caratterizzato anche da errori e mancanze,  per i quali merita un 5 scarso.  Voto medio  6+ che sale verso il sette considerando la gestione della pandemia,soprattutto a livello mediatico. Potrebbe essere accusato di populismo e qualunquismo (poteva risparmiarsi le frasi sui morti di Brescia, Bergamo e Milano o altre uscite di questo tipo ) ma con questa strategia riesce a conquistare l’opinione pubblica campana ribaltando il trend dei consensi . I sondaggi che  fino a pochi mesi fa lo davano per sconfitto (a gennaio e febbraio era in svantaggio rispetto a tutti i candidati del centrodestra, anche rispetto allo stesso Caldoro) ora lo premiano. Se sarà eletto,però, dovrà imparare dagli errori commessi in questi anni

Caldoro voto,  5+

Non ha saputo approfittare della debolezza e degli sbagli che De Luca e la sua giunta hanno commesso negli ultimi anni ed ora ne paga le conseguenze. L’attuale governatore non ha brillato eccessivamente (come dimostravano i sondaggi  prima del Coronavirus), ma Caldoro non ha approfittato della situazione ed ora, dopo l’exploit  legato al Covid dell’attuale presidente regionale,si trova addirittura a dover rincorrere l’ex sindaco di Salerno. Lottare in queste condizioni non è facile e la strada si è complicata. Cerca di distaccarsi il più possibile dal suo avversario usando  toni pacati senza iperbole  ma al momento  questa strategia non sembra bastare.

Gli assessori della giunta De Luca,  voto  4,5

La maggior parte degli assessori della giunta De Luca, tranne rare  eccezioni, non merita la sufficienza piena:il presidente si fa in quattro per essere rieletto, ma  molti dei suoi assessori rischiano di fargli perdere voti e consensi.   In questi anni sono stati poco incisivi e non hanno creato  progetti sul lungo periodo degni di questo nome. Nonostante i tanti sforzi e l’impegno, sono mancati  grandi  progetti strategici e visioni lungimiranti  che avrebbero dovuto dare una svolta (politica, economica, sociale, culturale) alla regione.

Gli spindoctor di De Luca, voto 8

Hanno raggiunto il loro obiettivo facendo diventare l’ex sindaco di Salerno un vero e proprio fenomeno mediatico. È soprattutto merito loro se De Luca è tornato ad essere avanti nei sondaggi per questo motivo meritano un voto alto.

Valeria Ciarambino voto 6-

Senza infamia e senza lode: non sarà ricordata come una grandissima politica o per le straordinarie proposte espresse in consiglio regionale, ma comunque non commette grandi sbagli (anche se le polemiche legate alla famiglia meriterebbero  una riflessione maggiore). Non raggiunge la sufficienza piena ma si avvicina al sei anche se difficilmente potrà aspirare al sette o a voti più alti.

Il sistema sanitario campano, voto 4,5

Ovviamente ci sono rarissime eccezioni ma  nella maggior parte dei casi il sistema  ha palesato carenze e buchi: frutto di tagli decennali e gestioni  poco lungimiranti che hanno indebolito  un sistema già fragile. Come avrebbe retto il sistema sanitario campano se l’emergenza   Coronavirus fosse stata più grave e come potrebbe reggere se ci fosse una seconda  ondata più pesante della precedente?

 Il sistema  Campania nel suo complesso, voto 4,5

Il  Covid ha fatto emergere tutte le contraddizioni e le deficienze di un sistema in declino (industriale, economico, politico, culturale, in quasi tutti i corpi  intermedi)  che non si è  aperto totalmente al mondo, alle sue complessità  ed alle sue evoluzioni.  Fortunatamente ci sono grandissime eccellenze che portano avanti progetti lungimiranti ma si tratta di rare eccezioni, poche mosche bianche che danno lustro ad un sistema in decadenza

Volontariato, associazionismo e semplici cittadini,  voto 8

In questo settore la Campania ed i suoi cittadini si confermano leader, forse anche per ragioni antropologiche. La riscoperta del panaro solidale;  del ”chi può metta chi non può prenda’’ o della spesa sospesa,  fa comprendere la ‘’grandezza’’ e la filantropia  dei campani e dei napoletani in particolare. In tanti,  in Italia e nel mondo, hanno fatto solidarietà ed hanno aiutato il prossimo ma a Napoli i cittadini sono andati oltre riscoprendo i valori della vecchia, e vera, solidarietà; quella anonima che si fa e non si posta sui social.