Emergenza Covid, perchè alcuni Comuni non pubblicano i dati sui contagi giornalieri?

I sindaci, per fronteggiare l’emergenza Covid 19, dovrebbero chiudere strade ed aree a rischio, ma alcuni di loro non hanno neanche il coraggio di pubblicare i dati sui contagi giornalieri

Secondo il Dpcm firmato il 18 ottobre dal presidente Conte, le autorità locali (sindaci e  prefetti) avrebbero  la facoltà di chiudere strade o piccole aree per evitare assembramenti pericolosi e ridurre i rischi legati alla seconda ondata del Covid19. Sulla carta la proposta emanata appare sacrosanta ed ineccepibile,nonostante le proteste in blocco dei sindaci di molti Comuni, piccoli e grandi, che non vorrebbero assumersi queste incombenze; ma come ben sanno i cittadini campani ed italiani, un conto è la teoria un’altra  è la pratica. In molti sperano che gli enti locali  si assumano le proprie responsabilità, aumentino i controlli e facciano rispettare le leggi in modo ferreo, portando avanti  quanto previsto dai decreti firmati  ad ottobre a ad inizio novembre dal presidente Conte  ma i dubbi tra i cittadini iniziano a serpeggiare,soprattutto in quelle città in cui  le amministrazioni locali  si rifiutano addirittura di fornire i dati giornalieri sull’andamento dei contagi, accampando le scuse più banali. I sindaci o  gli assessori  di queste località si giustificano spiegando, spesso in perfetto burocratese, che i dati giornalieri potrebbero essere fuorvianti  e non totalmente attendibili per questo motivo preferiscono aspettare e  pubblicare, una volta al mese circa,  dati più specifici ed accurati.

In alcuni Comuni della Campania i dati sui contagiati vengono pubblicati ogni venti giorni

Teoricamente la loro versione potrebbe anche essere accettata ma in questo momento le autorità ed i loro rappresentanti devono dare l’esempio mostrandosi lucidi, forti e trasparenti; anche perché  per risolvere il problema  della parziale inattendibilità, basterebbe  semplicemente essere più chiari ed oggettivi spiegando nei dettagli le varie casistiche, le variabili in atto e le specificità conseguenti; ma purtroppo molte amministrazioni preferiscono far passare i giorni ed emanare bollettini  mensili piuttosto che spiegare chiaramente alla popolazione l’andamento del contagio e la situazione generale. Presentare i numeri ed il bollettino ufficiale ogni venti giorni (in alcuni Comuni si arriva addirittura a sfiorare il mese) non fa altro che rafforzare le teorie negazioniste e complottiste  suffragando le ipotesi più assurde ed antiscientifiche ed in molti casi non consente alla cittadinanza di percepire la reale portata del pericolo, per questo motivo i sindaci devono assumersi le proprie responsabilità e dialogare con la cittadinanza in modo chiaro e trasparente senza eludere la discussione o aver paura delle critiche che potrebbero giungere, su questo aspetto anche le opposizioni dovrebbero svolgere un ruolo più ”istituzionale e costruttivo” posticipando le polemiche sterili: oggi bisogna unirsi per uscire insieme dalla crisi e non criticare stupidamente sui social per tornaconti personali o becere questioni elettorali.

Sanità in Campania, possibile sospensione per TAC, esami e risonanze?

Altra tegola per i malati campani,, se i tetti di spesa fossero raggiunti prima della fine dell’anno, alcune prestazioni sanitarie verrebbero eseguite solo a pagamento.

Fondi esauriti ed  analisi cliniche a pagamento, è questa la notizia che sta facendo tremare molti cittadini campani che con l’approssimarsi della fine dell’anno, oltre al problema Covid19 che sta mettendo in ginocchio l’intero sistema sanitario regionale e nazionale ed alla classica influenza stagionale, dovranno  fare i conti con le carenze del sistema sanitario e con i fondi che potrebbero esaurirsi  prima del tempo mettendo a rischio esami diagnostici e visite specifiche (all’inizio dell’anno gli enti pubblici stanziano un budget massimo per ogni struttura che non può essere sforato; per questo motivo gli ospedali o le strutture convenzionate che hanno superato il budget stanziato per l’anno 2020 non potranno  offrire i propri servizi gratuitamente ma solo a pagamento). Ad oggi non ci sono grandissime emergenze, ma visto quanto accaduto in passato, non solo in Campania ma anche in altre regioni italiane, e la crisi contingente, qualche malato inizia a preoccuparsi e le dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane da Gennaro Lamberti, presidente Federlab Italia  in relazione ai tetti di spesa che starebbero per esaurirsi, hanno aumentato le preoccupazioni dei pazienti campani e dei loro familiari che oltre a combattere con pandemie, terre dei fuochi e malasanità, si ritroverebbero a fare i conti con un ulteriore  problematica.  Al momento non ci sono certezze in merito e la maggior parte dei  rischi potrebbe verificarsi agli inizi di dicembre, quando i fondi per alcune strutture presenti sul territorio campano inizierebbero a scarseggiare. Purtroppo tali inconvenienti sono avvenuti anche in passato, proprio verso la fine dell’anno, per questo motivo alcuni malati, non solo in Campania, si sono organizzati decidendo di pagare o aspettare qualche settimana e posticipare gli esami; visto che da gennaio in poi tutto dovrebbe tornare alla ‘’normalità’’, se questa può essere definita, normalità.

Coronavirus: tra paure, chiusure e scontri. ‘’Fortune’’ e ’’sfortune’’ di De Luca

La seconda ondata del tanto temuto Covid19 è arrivata ed ha palesato i limiti e l’approssimazione della classe dirigente locale e nazionale

La seconda andata del Coronavirus è arrivata anche in Campania (forse, visti i numeri  bassi di marzo, aprile e maggio 2019, si dovrebbe parlare di prima vera ondata) evidenziando la vacuità della classe dirigente (quando parliamo di classe dirigente non ci riferiamo soltanto ai politici regionali o ai sindaci presenti sul territorio, ma a tutti i dirigenti, i manager ed i burocrati super pagati che in questo momento dovrebbero fare la differenza, visto lo stipendio che percepiscono) che, salvo rarissime eccezioni,non ha saputo gestire la pandemia con le sue problematiche. La nuova ondata ha dimostrato che la Campania,  a differenza di quanto affermato a maggio e durante la campagna elettorale di agosto,  non ha la migliore  sanità o il miglior modello assistenziale italiano  e non ha neanche  i migliori politici o  la migliore classe dirigente (ma questo oramai è un problema che accomuna tutta l’Italia). La seconda ondata ha palesato tutti i limiti, le arretratezze e le mancanze di un sistema (politico, sanitario, assistenziale, sociale,culturale) e di una classe dirigente che si è salvato dalla prima ondata pandemica più per coincidenze favorevoli che per  reali meriti o per programmazioni lungimiranti: i numeri  dei contagi, il caos legato ai tamponi, le preoccupazioni per la debolezza del sistema sanitario, le file infinite,le polemiche sui dati, insieme alle tensioni ed agli scontri di piazza, hanno evidenziato quanto i cittadini campani, De Luca e la sua giunta compresi, siano stati fortunati durante i mesi di marzo ed aprile.  E’ chiaro che le colpe dell’attuale situazione non possono essere attribuite soltanto a De Luca ed alla sua giunta, tutti sanno che l’ex sindaco di Salerno ha ereditato problemi atavici generati da nepotismi e clientelismi che, insieme ai tagli alla sanità, hanno messo in ginocchio un sistema già traballante. Nessuna persona sana di mente potrebbe imputare tutte le colpe dell’attuale situazione sociale e sanitaria al presidente De Luca ma  allo stesso tempo non si deve dimenticare che lo sceriffo  è al suo secondo mandato e negli anni scorsi ha fatto ben poco per scardinare il vecchio sistema di potere che ha portato la Campania in queste condizioni.  Per comprendere quanto la vecchia politica, con tutte le sue amicizie influenti e tutti i suoi retaggi, non sia mai andata via da Palazzo Santa Lucia e dalle stanze dei bottoni, sarebbe sufficiente leggere i nomi delle persone che hanno appoggiato  Caldoro, ma soprattutto De Luca (che tutti i sondaggi davano per vincente), durante l’ultima tornata elettorale.

L’estate fetida della Campania tra miglioramenti, speranze e problemi ‘’nauseabondi’’

Cittadini esasperati, miasmi e amarezza: l’estate grama di chi deve convivere con l’inquinamento

L’estate è sinonimo di caldo, colori vivaci e profumi, ma  a volte in molte aree della Campania i profumi si trasformano in miasmi  nauseabondi e l’aria diventa irrespirabile a causa dell’inquinamento generato da industrie fuorilegge e sversamenti illegali.  La popolazione che abita a ridosso delle  aree industriali ed i cittadini che vivono nelle zone bagnate dal famoso  fiume Sarno, convivono da decenni  col cattivo odore  che soprattutto  in questo periodo dell’anno, provoca fastidi, disagi ed in alcuni casi addirittura problemi di salute. Va detto che  la situazione rispetto al passato è nettamente migliorata e le criticità sono diminuite drasticamente ma nonostante i milioni di euro spesi e le promesse fatte, alcuni problemi non hanno trovato la giusta soluzione ( anche a causa della criminalità organizzata e dei clan della camorra che hanno speculato continuamente distruggendo il territorio ); per questo motivo sono nati gruppi ed associazioni di cittadini che, stanchi di interrogativi inevasi e risposte generiche, hanno creato comitati spontanei per far sentire la propria voce. Chi comanda, non  ha compreso fino in fondo la situazione  ed una soluzione definitiva appare lontana, per questo motivo i cittadini hanno deciso di unirsi chiedendo risposte e controlli efficaci.

Dalla terra dei fuochi al fiume Sarno,si moltiplicano i comitati spontanei e le associazioni ambientaliste

Da Napoli a Salerno, passando per Benevento, Avellino e Caserta,in tutte le aree della Campania stanno nascendo comitati spontanei in difesa dei territori, anche se al momento non sono  ben organizzati  e procedono  in ordine sparso. Se riusciranno ad ‘’aprirsi’’, ampliando target, visioni  ed orizzonti, anche  grazie ai nuovi mezzi di comunicazione,  potrebbero dar vita ad una  primavera campana, in grado di ridisegnare, non solo politicamente, l’intero ecosistema regionale. E’ giusto dire, come fanno sempre i politici, che ci sono stati dei miglioramenti rispetto al passato ed i controlli sono aumentati; ma anche se la situazione è migliorata, oramai è chiaro a tutti che tagliare un nastro, installare qualche depuratore e creare fognature (sperando che funzionino)  non è più sufficiente,  tutto ciò  non può bastare a chi vive in queste aree: una mamma ed un padre non possono accontentarsi del minimo, non possono dire ‘’grazie’’ se il problema si presenta solo in alcune giornate dell’anno o in alcune ore della notte; un padre ed una madre devono vivere serenamente  tutti i giorni e non solo quando il vento è a favore.

Cinque Stelle e DeMa, i due partiti-movimenti campani si preparano alle elezioni tra sofferenze e defezioni

Aspettando i risultati elettorali in molti si chiedono cosa accadrà dopo le elezioni regionali e quale sarà il destino dei due movimenti-partiti

Le elezioni di settembre potrebbero decretare la fine, o comunque il ridimensionamento, delle liste civiche e dei grandi movimenti che avevano contrassegnato la vita politica della Campania negli ultimi anni. Il Movimento Cinque Stelle e DeMa, i due movimenti-partiti  più forti sul territorio regionale stanno vivendo momenti molto delicati che, oltre a minare la fiducia della base, potrebbero mettere a repentaglio il futuro dei leader territoriali, se mai ci sono stati. Dopo gli ottimi riscontri elettorali degli anni scorsi  (i grillini hanno ottenuto grandi risultati nelle ultime elezioni politiche risultando primo partito in Campania e Luigi de Magistris,leader e fondatore di DeMa, è stato riconfermato sindaco di Napoli alle ultime elezioni comunali,vincendo a mani basse)  i due movimenti di matrice popolare, o forse populista, sembrano aver perso la loro spinta propulsiva e le defezioni avvenute prima della presentazione delle liste, insieme ai vari ‘’mal di pancia’’ di molti esponenti di spicco, confermerebbero questa sensazione. Fino a pochi anni fa i due movimenti veleggiavano col vento in poppa, ora i pentastellati si trovano in difficoltà sia a livello nazionale sia a livello locale e DeMa non ha  presentato  una lista forte,col proprio simbolo ed il proprio nome, alle regionali, per non parlare dell’assenza sui territori. La situazione attuale è piena di incognite e le ombre si addensano minacciose all’orizzonte: sia i pentastellati, sia DeMa stanno lentamente perdendo la fiducia dell’elettorato anche perché, in entrambi gli schieramenti, si registrano abbandoni importanti, scissioni interne e disaffezione. Nell’epoca della politica fluida, dei social e del populismo facile, ci vuole poco per passare dalle stelle alle stalle, soprattutto se si governa e ci si deve confrontare quotidianamente con le problematiche reali della popolazione. Se i vertici di questi movimenti non comprenderanno i loro errori  saranno destinati a recitare ruoli secondari e non avranno alcun peso nella futura vita politica della Campania come hanno dimostrato le scelte fatte per le elezioni regionali 

Coronavirus in Campania: poche multe, tanti pericoli e molti rischi

L’indice Rt torna a salire sopra quota 1, ma la maggior parte della popolazione non rispetta le regole

Il Coronavirus, torna a far paura anche in Campania: l’indice di contagio Rt ( il parametro che misura la potenziale trasmissibilità del virus e quindi  il numero medio delle potenziali  infezioni  prodotte dai singoli individui) è tornato sopra quota 1. Gia la scorsa settimana si erano avuti i primi sentori e le prime avvisaglie del pericolo, non a caso il Governatore  De Luca ha legiferato per imporre multe ‘’salatissime’’ ,da mille euro, a chi non rispettasse le norme. Nonostante le multe  stratosferiche  e  le raccomandazioni degli esperti, però, molti campani sembrano non preoccuparsi dei rischi e dei pericoli (non solo a livello sanitario, ma anche da un punto di vista economico e sociale)  legati all’aumento dell ‘indice Rt e continuano a compiere le proprie attività, lavorative e di svago, come se il pericolo virus non esistesse. Per comprendere meglio la situazione sarebbe sufficiente recarsi in bar, ristoranti,tabacchi,salumerie, ma anche  uffici pubblici e privati per  verificare con i propri occhi: quante persone indossano la mascherina? quante persone rispettano il distanziamento sociale? A guardarsi intorno ed ascoltare i commenti dei più preoccupati ci sarebbe  un enorme disparità  tra  ciò che accade giorno per giorno intorno a noi (basta fare mente locale o guardarsi intorno per capire quante persone abbiano rispettato le regole su distanziamento sociale ed uso delle mascherine in determinati luoghi)  ed il numero di multe effettivamente comminate, sia nell’ultimo mese, sia nell’ultima settimana.

Coronavirus,occorrono maggiore controlli e più severità, non le multe da mille euro

Per risolvere realmente il problema non servono poche multe da mille euro ma tante multe, anche da cento euro, a tutti i trasgressori. Piuttosto che poche  multe a quattro cifre euro servono  piccoli atti più concreti  che fungano immediatamente da deterrente facendo  abbassare i rischi   e l’indice Rt su tutto il territorio regionale.  Ovviamente le multe da mille euro fanno clamore ed aiutano a vendere più giornali, ma in questo momento la Campania non ha bisogno  del clamore, dei social e dei titoli sui giornali, ha bisogno soltanto di contrastare il virus nel migliore dei modi possibili.

Campania, le pagelle dei politici: De Luca promosso (con riserva), Ciarambino, rimandata, gli assessori della giunta De Luca e Caldoro, bocciati.

Aspettando le elezioni di settembre diamo i voti ai politici ed al sistema Campania, molte delusioni e poche eccellenze

Aspettando le  elezioni di settembre, diamo i voti ai politici ed al sistema Campania (sanità, corpi intermedi,associazionismo, imprenditori).

De Luca  voto,  6+

Mediaticamente  e strategicamente merita 8-, ma il suo quinquennio è caratterizzato anche da errori e mancanze,  per i quali merita un 5 scarso.  Voto medio  6+ che sale verso il sette considerando la gestione della pandemia,soprattutto a livello mediatico. Potrebbe essere accusato di populismo e qualunquismo (poteva risparmiarsi le frasi sui morti di Brescia, Bergamo e Milano o altre uscite di questo tipo ) ma con questa strategia riesce a conquistare l’opinione pubblica campana ribaltando il trend dei consensi . I sondaggi che  fino a pochi mesi fa lo davano per sconfitto (a gennaio e febbraio era in svantaggio rispetto a tutti i candidati del centrodestra, anche rispetto allo stesso Caldoro) ora lo premiano. Se sarà eletto,però, dovrà imparare dagli errori commessi in questi anni

Caldoro voto,  5+

Non ha saputo approfittare della debolezza e degli sbagli che De Luca e la sua giunta hanno commesso negli ultimi anni ed ora ne paga le conseguenze. L’attuale governatore non ha brillato eccessivamente (come dimostravano i sondaggi  prima del Coronavirus), ma Caldoro non ha approfittato della situazione ed ora, dopo l’exploit  legato al Covid dell’attuale presidente regionale,si trova addirittura a dover rincorrere l’ex sindaco di Salerno. Lottare in queste condizioni non è facile e la strada si è complicata. Cerca di distaccarsi il più possibile dal suo avversario usando  toni pacati senza iperbole  ma al momento  questa strategia non sembra bastare.

Gli assessori della giunta De Luca,  voto  4,5

La maggior parte degli assessori della giunta De Luca, tranne rare  eccezioni, non merita la sufficienza piena:il presidente si fa in quattro per essere rieletto, ma  molti dei suoi assessori rischiano di fargli perdere voti e consensi.   In questi anni sono stati poco incisivi e non hanno creato  progetti sul lungo periodo degni di questo nome. Nonostante i tanti sforzi e l’impegno, sono mancati  grandi  progetti strategici e visioni lungimiranti  che avrebbero dovuto dare una svolta (politica, economica, sociale, culturale) alla regione.

Gli spindoctor di De Luca, voto 8

Hanno raggiunto il loro obiettivo facendo diventare l’ex sindaco di Salerno un vero e proprio fenomeno mediatico. È soprattutto merito loro se De Luca è tornato ad essere avanti nei sondaggi per questo motivo meritano un voto alto.

Valeria Ciarambino voto 6-

Senza infamia e senza lode: non sarà ricordata come una grandissima politica o per le straordinarie proposte espresse in consiglio regionale, ma comunque non commette grandi sbagli (anche se le polemiche legate alla famiglia meriterebbero  una riflessione maggiore). Non raggiunge la sufficienza piena ma si avvicina al sei anche se difficilmente potrà aspirare al sette o a voti più alti.

Il sistema sanitario campano, voto 4,5

Ovviamente ci sono rarissime eccezioni ma  nella maggior parte dei casi il sistema  ha palesato carenze e buchi: frutto di tagli decennali e gestioni  poco lungimiranti che hanno indebolito  un sistema già fragile. Come avrebbe retto il sistema sanitario campano se l’emergenza   Coronavirus fosse stata più grave e come potrebbe reggere se ci fosse una seconda  ondata più pesante della precedente?

 Il sistema  Campania nel suo complesso, voto 4,5

Il  Covid ha fatto emergere tutte le contraddizioni e le deficienze di un sistema in declino (industriale, economico, politico, culturale, in quasi tutti i corpi  intermedi)  che non si è  aperto totalmente al mondo, alle sue complessità  ed alle sue evoluzioni.  Fortunatamente ci sono grandissime eccellenze che portano avanti progetti lungimiranti ma si tratta di rare eccezioni, poche mosche bianche che danno lustro ad un sistema in decadenza

Volontariato, associazionismo e semplici cittadini,  voto 8

In questo settore la Campania ed i suoi cittadini si confermano leader, forse anche per ragioni antropologiche. La riscoperta del panaro solidale;  del ”chi può metta chi non può prenda’’ o della spesa sospesa,  fa comprendere la ‘’grandezza’’ e la filantropia  dei campani e dei napoletani in particolare. In tanti,  in Italia e nel mondo, hanno fatto solidarietà ed hanno aiutato il prossimo ma a Napoli i cittadini sono andati oltre riscoprendo i valori della vecchia, e vera, solidarietà; quella anonima che si fa e non si posta sui social.

Sondaggi elettorali, vengano smascherati i falsi sondaggisti

Si ponga un freno all’uso indiscriminato dei sondaggi ”fai da te” ,senza base scientifica e metodologica, che rischiano di falsare le elezioni

L’Italia è il paese in cui tutti possono parlare di tutto e tutti possono occuparsi di tutto, indipendentemente  dagli studi, dalle esperienze e dalle competenze professionali. Durante i mondiali di calcio molti italiani si trasformano in commissari tecnici anche se non hanno mai messo piede in un campo di calcio; durante il Festival di Sanremo tutti diventano critici musicali anche se non hanno mai preso in mano un pentagramma  e così, come per magia, con l’approssimarsi delle elezioni tutti si trasformano in analisti e sondaggisti politici, pubblicando analisi e sondaggi elettorali che infiammano gli animi ed innescano polemiche accese di cui il territorio e la politica, quella vera, dovrebbero  fare a meno. Non sappiamo, e francamente non ci interessa molto, se  abbiano ragione i ‘’politici accusatori’’ o i ‘’sondaggisti’’ (notare le virgolette), ciò che sappiamo è che le capacità e le competenze non si improvvisano, chi fa sondaggi deve dimostrare con i fatti la propria competenza e possibilmente la propria oggettività. C’è un unico modo per capire chi tra sondaggisti e politici abbia ragione  e chi torto: chi pubblica  sondaggi dica chiaramente quale metodologia campionaria è stata usata, che tipo di indagine è stata svolta, chi ha realizzato i sondaggi (quando parliamo di chi, vogliamo conoscere  la professione e le competenze specifiche di chi ha svolto e compilato le interviste) come, quando  e su quali campioni è stato effettuato il sondaggio, quali sono gli eventuali margini di errori, come è avvenuta la scelta del campione statistico, da chi è stato commissionato il sondaggio,potremmo continuare ma preferiamo fermarci per amor di patria.

si faccia chiarezza e si distingua tra colpevoli e non colpevoli

I politici invece di inveire e cianciare esigano queste informazioni, le valutino ed eventualmente denuncino la mediocrità e la superficialità del campionamento,  valutando, eventualmente, se ci siano addirittura le possibilità di segnalazioni alla magistratura. Si chiedano queste informazioni, si chiedano questi dati, si chieda trasparenza, si chieda competenza e reale professionalità e si smascherino i reali colpevoli.  Vengano  chiarite le professionalità ed il lavoro dei  ‘’sondaggisti’’ e degli  intervistatori (sono: grafici,segreterie, fotografi,web designer,pizzaioli, pensionati o, come dovrebbe essere, sono laureati in sociologia, analisi statistica e materie simili?). E’ ora che i competenti vincano e gli incompetenti, se ci saranno, si assumano le proprie responsabilità

Elezioni Campania, cosa accade negli schieramenti e perché aumentano i malumori interni

Le ‘’grandi manovre’’ preelettorali hanno iniziato a disseminare malumori e dubbi , sia tra la ”base” sia tra gli ‘’sconfitti’’ delle varie correnti.

Con l’approssimarsi delle elezioni (dopo aver scelto i nomi dei candidati che dovranno sfidare l’ex sindaco di Salerno ed attuale governatore  Vincenzo De Luca, le segreterie dei vari schieramenti si dovranno concentrare sulla scelta, assai più ardua e pericolosa, dei candidati e delle candidate al consiglio regionale ed in quasi tutti gli schieramenti non mancano polemiche e lotte intestine),i mal di pancia all’interno delle varie coalizioni aumentano e le fila degli  scontenti si allungano di giorno in giorno, soprattutto tra  chi aveva puntato ad altri candidati presidenti o  addirittura mirava ad altre coalizioni; al momento non ci sono sicurezze in merito ma le voci di dissidi interni a molti schieramenti si susseguono e le segreterie locali devono fare i conti con  allontanamenti volontari,disimpegni strategici o  addirittura epurazioni  dalle liste regionali. Uno scenario pessimo in un momento storico particolare di cui la regione ed i suoi cittadini avrebbero fatto volentieri a meno.  Il centro sinistra dopo i dubbi, gli imbarazzi e le perplessità iniziali (legate anche ai sondaggi di gennaio e febbraio che vedevano il presidente in carica in svantaggio rispetto ai competitor) ha deciso di puntare su Vincenzo De Luca (soprattutto in virtù dell’exploit mediatico e dei dati positivi emersi dai sondaggi elettorali post Coronavirus); anche se in molti speravano in un accordo giallo-rosso in stile Governo Conte che, probabilmente, avrebbe contribuito a compattare intorno ad un unico nome le varie anime della sinistra campana e  gli  esponenti di movimenti e liste civiche, DeMa e Movimento Cinque Stelle in primis. Se Atene piange Sparta non ride ed anche a destra  i malumori iniziano a serpeggiare soprattutto tra la base della ‘’Lega’’ e di ‘’Fratelli d ‘Italia’’che avrebbero preferito un altro candidato a Stefano Caldoro,sostenuto,invece, da Berlusconi e dai suoi più stretti collaboratori ( nonostante il centro destra abbia trovato la quadra intorno al nome dell’ex candidato alla presidenza,già presidente regionale dal 2010 al 2015, una parte della coalizione avrebbe manifestato al ‘’cavaliere’’ dubbi e perplessità sulla scelta  dell’ex presidente regionale; la stessa Mara Carfagna, pur stimando il compagno di partito ed apprezzando il suo operato, aveva espresso alcune perplessità in merito alla sua ennesima candidatura), ma alla fine la scelta è caduta sull’ex candidato (sconfitto) ed ex presidente regionale.  I ‘’Cinque Stelle’’, che forse avevano sperato in un alleanza di largo respiro con  esponenti di centro sinistra e ‘’DeMa’’, hanno puntato nuovamente sull’ex candidata alla presidenza Valeria Ciarambino che pur non brillando eccessivamente in questi cinque anni, ha convinto la maggior parte degli esponenti del suo partito, ma anche in questo caso non sono mancate le polemiche ed i malumori.  

Inquinamento, sversamenti ed aria irrespirabile: tutto è tornato come prima

il blocco forzato legato al CoronaVirus, ha dimostrato che basterebbe poco per far tornare l’aria ed i fiumi puliti, ora tocca alle Istituzioni

La chiusura forzata e la conseguente quarantena generata dall’emergenza Coronavirus, oltre a far emergere le criticità del nostro sistema ha evidenziato quanto i problemi legati all’inquinamento del territorio siano di natura antropica, dipendano cioè dalle attività umane, spesso illegali. Sono bastati appena  sessanta giorni di parziale inattività (è bene rammentare che in questo lasso di tempo  non tutte le industrie hanno chiuso ed alcune attività hanno continuato a produrre) per far tornare limpide le acque dei fiumi  e più respirabile l’aria. Nella maggior parte della nostra penisola le acque sono tornate limpide e  dopo anni di inquinamento selvaggio si sono riviste scene che difficilmente si potranno dimenticare (le foto ed i video dei  canali di Venezia con  meduse e  pesci che hanno ripopolato i fondali, hanno fatto il giro del mondo facendo scoprire una realtà sconosciuta non solo ai turisti ma  anche alla maggior parte dei veneziani, soprattutto tra gli under quaranta);  persino uno dei fiumi più inquinati d’Europa,il famigerato fiume Sarno, è tornato limpido mettendo in imbarazzo molti amministratori locali.

Anche in Campania l’aria è tornata irrespirabile

Questo dimostra  che nonostante le tante promesse elettorali e  le numerose parole versate, molte aziende riescono ancora ad eludere i controlli,se e quando vengono effettuati,  continuando ad avvelenare terre ed acque. Ovviamente molti imprenditori e politici, fortunatamente,  hanno compreso l’importanza di tutelare la natura,  ma  la chiusura forzata delle attività ed il conseguente miglioramento dell’ambiente circostante ha evidenziato in modo inequivocabile quante pecche ci siano e quanto carente sia il nostro sistema (ripetiamo, sono bastati appena due mesi di parziale inattività per riscontrare  i primi riverberi positivi sull’ecosistema). E’ vero che la situazione rispetto al passato, è parzialmente  migliorata ed i controlli sono aumentati ma in molti dei territori interessati,soprattutto quelli che costeggiano il vituperato ed abbandonato fiume Sarno,   la gente continua ad ammalarsi anche a causa degli scarichi illegali e dell’inquinamento generato da chi non rispetta le leggi. Durante le campagne elettorale, che si tratti di elezioni comunali e regionali o di elezioni nazionali ed europee, tutti i candidati promettono di mettere al primo posto l’ambiente e la salubrità del territorio, ma puntualmente,dopo le elezioni, molte di queste promesse vengono dimenticate  o messe in secondo piano; a settembre, in Campania, ci saranno le elezioni regionali e sicuramente uno dei temi principali di cui parleranno i candidati, sarà l’inquinamento del Sarno  e la salubrità dei territori,ma le parole, almeno questa volta,  non potranno e non dovranno più bastare.